premessa:

Il desiderio di visitare alcune zone del Dasht e Kevìr, (lett. 'piana del deserto'), e cioè quelle situate attorno al 'Daryacheh ye Namak', il lago salato situato a sud est di Tehràn, è sorto in me per tre ragioni essenziali: la prima, quella di assecondare un mio vecchio pallino, percorrere cioè ancora, alcuni dei tratti collaterali della 'via della seta', visitando lungo il suo percorso alcuni importanti caravansarai della zona. La seconda, del tutto occasionale, nata dopo aver visto alcune fotografie satellitari straordinariamente belle di tal regione, ( http://snipurl.com/2wpst ). La terza, la semplice attuabilità del progetto, visto che per far ciò è stato sufficiente effettuare una variante del nostro percorso al ritorno verso Tehràn, senza dover apportare grandi sconvolgimenti al programma.

Mi è sempre piaciuto, visitando oppure ri-visitando un paese, come in questo caso l'Iràn, uscire se possibile anche un po' fuori dalle piste tradizionali, quelle che cioè rappresentano i 'must', le cose da vedere per antonomasia e che per tal motivo sono battute più frequentemente dalla maggioranza dei viaggiatori. Non è una forma di protagonismo radical-chick, la mia, quanto piuttosto il desiderio e la curiosità, in me saldamente connaturati, di voler approfondire, di capire con i miei mezzi, in maniera più rapida e diretta possibile, se ciò che sto vivendo in quel momento, della vita di quel dato luogo, sia realmente così come esso appare ai miei occhi oppure, come il più delle volte accade, se non sia già stato invece più o meno profondamente influenzato e compromesso dal fenomeno turistico, e quindi trasformato, già adattato ad esso, rispetto a quella che sarebbe stata la sua realtà originaria.

Non è facile riuscirci, tutt'altro! Aggiungerei anzi che, eccezion fatta per i casi eclatanti, il più delle volte tutto ciò si conclude con un sostanziale insuccesso. Spesso, un po' per i tempi troppo limitati, un po' a causa di problemi legati alla comunicazione, un po' per mancanza di quell'indispensabile pizzico di fortuna, non è possibile andare oltre una scalfittura superficiale ed appena percettibile dell'argomento posto in questione.

Ma, rubando una bella frase al poeta-filosofo libanese Kahlil Gibràn, "non dite: 'ho trovato la verità', ma piuttosto, 'ho trovato -una- verità', ". Ciò potrebbe essere considerato il raggiungimento di un traguardo di per se già molto lusinghiero.

Credo che in viaggio ed al ritorno da esso, (e non solo), valga sempre la pena, anzi sia molto importante, porsi qualche domanda complessa alla quale sia difficile dare risposte immediate, logiche e compiute. Quelle che si riescono ad ottenere, quali che esse siano, anche se nell'immediato risultassero incomprensibili ed insoddisfacenti, alla lontana, nel tempo, rappresenteranno sempre e comunque un motivo concreto di arricchimento personale.

 

- Caravansarai -

 

Sono le 14 ed il nostro uomo ancora non si vede!

Siamo fermi nel centro di Kashàn da circa un'ora. Sembriamo tre disperati, il caldo è tremendo, sopravviviamo a stento all'afa attaccandoci al collo delle bottiglie d'acqua, la gente ci guarda con curiosità cercando di capire cosa possano farci lì, a quell'ora, degli stranieri. La spedizione è legata a ciò che quest'uomo, Ahsàn, ci dirà.

Di lui sappiamo soltanto ciò che dicono in giro quelli della zona interpellati al riguardo: per il deserto lui è il migliore. Ahsàn, (http://snipurl.com/2wpw2), quando finalmente arriva, si presenta ai nostri occhi come un giovane di una trentina d'anni, alto, magro, dal volto corrugato dal sole, con un paio di baffi di quelli della foggia più diffusa in Iràn, occhi rapidi, intelligenti, di poche parole, simpatico. Per alcuni minuti parla solo con Farhad, il quale lo sottopone ad una gragniuola di domande. Farhad è senza dubbio il più preoccupato fra noi tre.

Sembrerebbe tutto chiaro ora: a Maranjab c'è acqua in abbondanza e ci sarebbero anche alcuni servizi igienici, sebbene piuttosto fatiscenti, così come pure nelle tappe successive. Grande isolamento, specialmente dopo Maranjab, ma nessun particolare rischio da correre per le persone fisiche. Concordiamo un prezzo che, vista la particolarità dell'itinerario, includa proprio tutto, (cibo, bevande, campeggio ecc.) e partiamo. Ahsàn ha trentasei anni, da trentasei anni vive nel deserto. E' nato ad Aran-Bidgol dove vive, un villaggio a metà strada tra il Maranjàb e Kashàn. Suo padre era un carovaniere, raccoglieva e trasportava sale dal lago Namàk fino a Kashàn. Unica parentesi di allontanamento dal villaggio nella sua vita, fu durante la guerra contro l'Iraq, quando vi perse il fratello maggiore ed egli stesso ne subì per lungo tempo gravi conseguenze fisiche per essere stato parzialmente esposto al contatto con alcune sostanze chimiche strategiche. Da ragazzo viveva girando per il deserto con le carovane di 'shuturrah', i dromedari, del padre, (quando i dromedari avevano un loro ruolo nell'ambiente e non erano ancora diventati, sostituiti da potenti e moderni automezzi, come accade oggi, animali esclusivamente da carne e per il divertimento dei turisti), dei quali conosce ogni minimo particolare di vita ed abitudini. Oggi si è modernizzato anche lui e viaggia a bordo della sua incredibile, inseparabile, Jeep Willys 1600 cc., quattro cilindri in linea, alimentata a gasolio, vecchia di 30 anni, (http://snipurl.com/2wpx9), (http://snipurl.com/2wpxo), che sembra stare insieme solo per miracolo. Per 18 anni, la metà della sua vita, purtroppo, è stato un fumatore 'oppio-dipendente'. Ora ha deciso di smettere e da alcuni mesi si sta sottoponendo spontaneamente ad una terapia disintossicante.

(Un gravissimo problema quello dell'uso di oppio, ma anche di altre droghe, in Iràn. In un paese ossessionato dal rigorismo religioso, dove tutto ciò che rappresenta il bello è proibito, dove se si è sorpresi a consumare alcolici di qualunque genere si è arrestati immediatamente, la droga è vietata anch'essa, ma il più delle volte è 'tollerata' da parte delle forze dell'ordine, che, come vedremo poi, molto spesso ne fanno a loro volta uso.)

Arriviamo al Maranjàb caravansarai al tramonto. Il viaggio è durato un paio d'ore ed abbiamo sperimentato la grande scomodità del nostro mezzo. Per questioni 'di forma', dettate dalle regole esistenti nel paese che ci ospita, una donna non può sedere accanto ad un uomo estraneo e quindi non può condividere il sedile posteriore, di per se molto piccolo ed inadatto a contenere anche la mia mole, con Farhad. L'unica soluzione possibile, resta quindi quella di stare seduti in 3 davanti, io nel mezzo, e Farad dietro, letteralmente incastrato fra pneumatici, parti di ricambio per l'auto ed il mio zaino fotografico. Credo che solo uno sfrenato, quasi dissennato, amore per l'avventura possa far accettare a qualcuno condizioni di viaggio così disagevoli.

I caravansarai sono strutture molto diffuse in Iràn. Nati in tal paese, si diffusero successivamente in tutta l'Asia centrale ed oltre, fino al nordafrica, laddove, in vastissime aree desertiche, non esistevano villaggi o rifugi sicuri e con sorgenti d'acqua indispensabili per coloro che percorrevano le lunghe e faticose piste carovaniere. Erano luoghi obbligati di transito e sosta, disseminati lungo tali percorsi ad una trentina di chilometri gli uni dagli altri, il tragitto medio di deserto percorribile giornalmente da una carovana. Architettonicamente sono strutture molto simili fra loro: sei o più torri, collegate da alte mura di cinta in mattoni nudi, (o talvolta ricoperti da uno strato di intonaco di terra, paglia e calce), con un unico portone di accesso. Al loro interno, ai lati dell'ingresso, due grandi vani adibiti ai sorveglianti del portone seguiti da un ampio cortile, (http://snipurl.com/2wpzt), con al centro spesso una grande vasca piena d'acqua, attorniato da numerose stanze destinate ai più facoltosi ed alle donne, mentre lungo le mura interne, in grandi ambienti comuni, erano dislocati gli stabulari per gli animali ed i ricoveri per i loro custodi. Ogni caravanserai, per avere un senso, doveva quindi possedere innanzitutto una sua abbondante scorta d'acqua.

In Iràn, per portare l'acqua anche a parecchi chilometri di distanza dalle sorgenti, furono realizzati i 'qanàt', i geniali canali sotterranei che, attraverso l'adozione di condutture e sifoni, riescono a sfruttare la pressione atmosferica in modo tale da far avanzare l'acqua nel sottosuolo anche per decine di chilometri, impedendone l'evaporazione a causa dell'aria esterna estremamente secca e calda. Sono gli stessi che Alessandro Magno, in seguito, copiandoli appunto dai persiani, introdusse anche in Afghanistàn e nell'attuale Pakistàn.

Immagino come dovesse essere affascinante e magica, anche in un mondo così duro e difficile come quello dell'epoca, l'atmosfera multiculturale di quei luoghi. A Maranjab, a Ghasre Bahrame, ( due fra i più importanti di quelli da noi visitati), anche se in chiave assolutamente ridotta e diversa, la sera, tale atmosfera vi aleggia ancora. Attualmente, in Iràn, alcune di queste affascinanti costruzioni sono state trasformate in lussuosi hotel dedicati ad una clientela esclusiva. Ad Isfahan, ad esempio, il miglior albergo della città, l'Abasì hotel, (un cinque stelle plus ottenuto dalla ristrutturazione di un grande caravansarai e destinato dal governo, che ne è proprietario, a sostenere con i sui profitti la attigua grande madrassa), è l'esempio più calzante di ciò. Anzi, ne approfitto per raccomandare caldamente a quanti passassero da quelle parti senza esserci ancora mai stati, di programmare di trascorrervi una splendida serata, presso uno dei suoi eccellenti ristoranti situati all'aperto, tra rinfrescanti fontane e rigogliose piante di frutta, all'interno del grande cortile.

Il caravansarai di Maranjàb, (http://www.beppequarta.it/maranjab.htm) , fu costruito attorno al 1600, nel periodo safavide, da Shah Abbass I il grande. Esso occupava una posizione strategica molto importante per le carovane provenienti da Mashad e da Tehran, lungo quel ramo della via della seta che collegava, (e tutt'ora collega), il centro-nord dell'Iràn, con Kashàn, Yàzd, poi Esfahan, Shiraz, Kerman, fino a raggiungere il porto antico di Bandar Abbass sul Golfo persico. In lingua farsi, così come per la maggior parte dei caravansarai, è un nome composto da due parole che significano, 'acqua', ('abe', pron. 'òb'), di Maranj, la località, 'Maranj-abe = Maranjàb'. Costituisce l'ultimo avamposto prima del 'Daryacheh ye Namak', il grande lago salato che si estende per circa 500 km quadrati nel Dasht-e-Kevìr, (che letteralmente significa 'piana del deserto'), il maggior deserto iraniano. Il Namak Lake è situato ad un centinaio di km a sud-est di Tehran, ad una sessantina ad est di Kashàn. Oggi Maranjab, (che è utilizzato soltanto dai custodi nonostante la sua struttura sia in ottimo stato di conservazione, http://snipurl.com/2wq33), per l'abbondanza di acqua dolce che per tutto l'anno, grazie all'ausilio dei suoi due grandi 'qanat' alimenta la sua vasca, (http://snipurl.com/2wq3l), ed all'aria, sebbene caldissima, decisamente secca e molto più gradevole rispetto a quella afosa di Kashàn, per gli abitanti delle zone limitrofe rappresenta un luogo di breve villeggiatura. Inoltre la pista normale per raggiungerla, fatta eccezione per qualche tratto, non è particolarmente difficile da percorrere anche con veicoli normali.

(Gli iraniani hanno spiccatamente il culto della vita all'aria aperta e del campeggio. Nei giorni festivi è difficile trovare un posto nelle ampie zone verdi, loro destinate, in quasi tutte le città, lasciato libero dalle famiglie. Vi trascorrono la giornata e talvolta anche le intere nottate.) Ma anche molti altri esseri, ne sono fortemente attratti. (http://snipurl.com/2wq49) .

Alle 5,45, il rumore dei passi strascinati di Ahsàn mi fa rinunciare definitivamente ad ogni ulteriore tentativo di dormire. I cani si sono finalmente tranquillizzati. Stanotte hanno scelto come postazione di guardia, i lati delle nostre tende. Tutta la notte è stato un susseguirsi di sordi brontolii alternati a ringhi minacciosi, poi scatti improvvisi, abbaiando furiosamente correndo di gran carriera contro gli ipotetici 'nemici' che minacciavano il loro territorio, alcuni innocui dromedari selvatici e qualche antilope, ma dicono di averci talvolta visto abbeverarsi alcuni lupi ed anche qualche grosso gatto selvatico.

Sono due 'kuci sak', due cani da pastore dei nomadi, due colossi, discendenti dal mastino del Tibet, il progenitore di tutti i molossoidi del pianeta. Qui, nel deserto, i pastori dicono che il mantello bianco e nero come il loro, favorisca la mimetizzazione con l'ambiente circostante, specialmente di notte quando c'è la luna. Sono loro i custodi del caravansarai e, posso assicurarlo, con loro in giro si può stare tranquilli. (http://snipurl.com/2wq5v) Non senza qualche contorsionismo, esco dalla minuscola tenda e provo a riacquistare il più in fretta possibile una forma che sia almeno un pò decorosa, rimettendo a posto quello che è possibile rimettere a posto della mia sgualcita immagine mattutina, nel deserto iraniano. (Da quanti anni non dormivo in tenda! La prima notte, in verità, è stato così e così, forse, cani a parte, anche a causa della emozione per la ritrovata novità, la seconda, con una coperta in più per terra, sotto il sacco a pelo, oserei quasi dire bene. Per Alice è la prima esperienza del genere, ero un po' preoccupato per lei, ed invece ha superato brillantemente la prova, anzi, ora ne è entusiasta, al punto che vorrebbe ripetere presto l'esperienza. Da leggendaria appassionata delle buone dormite, quale è, tenta ostinatamente di rubacchiare ancora qualche minuto, prima di doversi giocoforza alzare. Lo capisco dal tipico grugnito mattutino. (http://snipurl.com/2wq6n) Alle nostre spalle, i rassicuranti bastioni del caravansarai, assumono una tonalità di rosa sempre più chiaro e brillante, (http://snipurl.com/2wq7a) . Il deserto è invece più lento a riprendersi dalla notte, ostentando lontano una luce fredda, argentea, dovuta alla foschia nella quale si stagliano le sagome di un branco di dromedari, (http://snipurl.com/2wq7q). Lentamente tutto riparte secondo gli antichi ritmi naturali. Di li a poco si ode acuto anche il sibilo della cerniera della tenda di Farhad. Il nostro driver ne esce visibilmente contrariato, sembra incartapecorito, ma esibisce a sorpresa un cortese 'hellò, how are you?' di circostanza, abbozzando perfino un sorriso, (http://snipurl.com/2wq89). E' di statura piuttosto piccola, ha 55 anni, nativo di Tehràn. Tutto nervi, calvo, con due bei baffi curati, una voce dal timbro nasale. Parla un buon inglese. Uomo intelligente, gentile, di buona cultura, ha vissuto per 5 anni a Londra dove ha incontrato la bella moglie Donau, iraniana anche lei, che conosceremo a cena a Tehran, la sera prima della partenza. Decisero di tornare in patria per ritrovare i parenti e la guerra contro l'Iraq mutò per sempre anche il loro destino, impedendogli di espatriare nuovamente. Farhad accende immediatamente la prima delle sue, occhio e croce, quaranta sigarette quotidiane. Borbottando soffia velocemente una abbondante tirata di fumo fuori dalle narici quindi, contraendo fortemente i masseteri, lancia uno sguardo carico di odio verso i cani.

Ahsàn si è impossessato di un vecchio letto di legno trovato all'interno del caravansarai, lo ha sistemato all'ombra delle piante, attorno ci sono le uniche sedie del campo a noi riservate, e vi ha installato il nostro breakfast-place, (che stia tentando di diventare un tour-operator?), disponendovi sopra piatti e bicchieri di plastica, lo yogurt ed il fantastico formaggio di capra fresco, le immancabili olive in salamoia, i datteri, la frutta secca, un'anguria, alcune sfoglie di sottile 'lavash', il pane di lunga durata che portano con loro in circostanze analoghe. Per Alice, invece, ha preparato anche alcuni vasetti di marmellata e del burro. Facciamo tutti insieme una abbondante colazione, analizzando il programma del giorno e commentando le varie ipotesi possibili. Annaffiamo il tutto con del tè nero, mentre alle nostre spalle, sullo sfondo, appare l'ennesima famigliola di dromedari giunta per fare rifornimento. (http://snipurl.com/2wq9r) La visita del caravansarai è abbastanza veloce, le cose nuove da vedere, oltre la tipica struttura, sono poche. La mattinata la vogliamo invece dedicare alla visita del qanat, quello che approvvigiona d'acqua il caravansarai. I pozzi di scavo ed ispezione, quelli più prossimi al campo, sono disseminati alla distanza di cinque o sei metri l'uno dall'altro, entro circa 1500 metri dallo sbocco dell'acqua all'aperto, nella pozza. Mentre il grande pozzo dove sgorga la sorgente primaria è profondo circa 100 metri e dista sei km , sulla collina, da percorrere in gran parte a piedi. ( http://snipurl.com/2wqar), in questa mappa interssante e ben rappresentativa, è contenuto il tragitto del qanat del caravansarai di Maranjàb. Ingrandendo l'immagine, è molto ben visibile nella parte inferiore, dove si notano due file divergenti di piccoli pozzi disposti in linea retta punteggiata ad intervalli regolari.) In Afghanistàn, qualche anno fa, avrei voluto visitare quelli situati nel Nuristàn, gli unici sopravissuti alla distruzione da parte delle orde di Gengis-Kahn, ancora funzionanti. Le condizioni di sicurezza purtroppo non lo consentirono.

Siamo in partenza quando irrompono nel piazzale, precedute dal rombo potente dei loro motori 4 litri, sei cilindri e da una grande nuvola di polvere, due Jeep lustre e fiammanti. I loro guidatori sono titolari di un'agenzia specializzata di Kashàn, 'desert adventures', organizzano escursioni in 4WD in luoghi estremi, così almeno recita il logo. Non degnano nemmeno di uno sguardo il vecchio catorcio di Ahsàn, parcheggiato poco distante, lui fa altrettanto con loro e con le loro vetture. Mentre i loro passeggeri, 4 persone, tutti facoltosi iraniani, visitano il caravansarai, si avvicinano a noi stranieri, ci salutano, si pavoneggiano un po', 'where do you come from?', 'ah yes, Italy, beautiful Italy!', poi risalgono sui mostri 4WD e ripartono verso la loro destinazione rombando e ricoprendoci ancora una volta con uno strato di polvere impalpabile. Ahzàn mi guarda interrogativo e scrolla le spalle, non ha battuto ciglio fino a quel momento.

(Il lago salato, lo apprenderemo in seguito, è estremamente insidioso. Vi sono in esso vaste aree dove, sotto uno strato di una trentina di centimetri di sale, c'è ancora l'acqua. In prossimità di queste aree ne esistono altre disseminate di sabbie mobili pericolosissime e di difficile localizzazione, poiché, ci spiegherà Ahsàn, lo strato di fango si 'muove' in continuazione sotto la crosta superficiale di sale. Lui, nelle zone più a rischio, ragiona come i dromedari, nel senso che osserva ciò che fanno loro. I gruppi di dromedari seguono sempre le loro collaudate piste preferenziali e sono abilissimi nell'individuare ovunque il terreno più stabile, atto a sostenere con sicurezza il peso del loro corpo.)

La sorgente del qanat dista un'ora buona di marcia, seguendo per un lungo tratto i pozzi scavati nel terreno che servirono poer scavare il canale sotterraneo ed ora fungono da ispezione e da aerazione. In verità è improprio parlare di sorgente. La vera sorgente della falda principale, quella da cui viene sottratto il flusso necessario al caravansarai, infatti, è situata da qualche parte, molto più a monte rispetto a quel punto. I qanat sfruttano la pendenza del terreno e l'energia che la forza di gravità imprime al corso d'acqua sotterraneo. (http://snipurl.com/2wqc7 ) Resto invero piuttosto deluso, speravo di poterne osservare più chiaramente la struttura ed il sistema di funzionamento, invece, in corrispondenza dell'origine del canale, c'è soltanto un grande pozzo dal quale si ode venir su il rumore di acqua che scorre, nulla di più. I bordi non consolidati dello scavo sconsigliano vivamente dall'avvicinarvisi troppo per guardarci dentro.

Il sistema ci viene spiegato da Ahsàn e da Mahmood, uno dei custodi del caravansarai. Lui è un muqannìs, un operaio specializzato che da secoli si tramanda, di generazione in generazione, assieme ad altri, il mestiere antichissimo di escavatore e manutentore di qanat. La manutenzione dei qanàt, viene eseguita calandosi giù con le funi, un paio di volte all'anno, prima e dopo l'inverno, per pulire o riparare eventuali aree di erosione del sifone per preservarne quindi il corretto funzionamento. Alice ed io siamo entusiasti di tutto ciò che impariamo, di chi ce lo insegna, di come ce lo insegna, del luogo fantastico in cui ci viene insegnato. Anche l'inizialmente scettico Farhad, nostro prezioso interprete e driver, senza il quale non avremmo potuto assolutamente comunicare in modo appena esaustivo con la maggioranza di loro, comincia a lasciarsi andare dimostrando un notevole interesse. Farhad si è trovato coinvolto nel nostro viaggio nel deserto per puro caso. Dopo una certa iniziale ritrosia, lo abbiamo persuaso ad unirsi a noi. Non era mai stato prima in quella parte di deserto.

Rientriamo al campo che sono circa le 13. Lungo la strada Ahsàn coglie l'occasione per mostrarci un tipo di pianta velenosissima, letale sia per l'uomo che per gli animali, che ha foglie molto somiglianti al geranio. Mentre le foglie adulte sono tossiche, ci spiega, il germoglio non lo è ed i dromedari ne sono ghiotti, notiamo infatti come, in un ampio raggio attorno, non ci siano germogli sulle piante.

La temperatura dell'aria è caldissima, Ahsàn dice che siamo ben oltre i 50°, Farhad azzarda anche 52-55°. L'aria è rovente ma, fortunatamente, estremamente asciutta e quindi molto meno fastidiosa di quella umida di tipo tropicale. Vista l'invitante pozza d'acqua, il mio primo istinto sarebbe quello di svestirmi e di tuffarmi nella vasca, ma l'acqua, nella quale uomini ed animali trovano quotidianamente ristoro ed igiene, è veramente molto sporca, quindi è più saggio desistere. A pochi metri di distanza, però, là dove l'acqua sgorga pulita e cristallina dal qanat e scorre all'aperto in un piccolo canale che alimenta la vasca, mi denudo in parte e mi sdraio come un elefante in una ventina di centimetri d'acqua sorprendentemente fresca, togliendomi di dosso la calura, la povere e la fatica. Assaltiamo le scorte d'acqua minerale contenute dalle provvidenziali ghiacciaie di Ahsàn e consumiamo un po' di frutta fresca e secca lasciandoci sciogliere in bocca anche qualche grano di sale. All'ombra, la leggera brezza che viene dal lago salato, anche se calda, porta un certo ristoro. Verso le 16, quando il caldo sarà diventato un pò più sopportabile, partiremo per raggiungere entro sera il Mohitbàni Sifidàb, una stazione di guardaparco situata dall'altro lato del lago salato, in direzione nord-est, ad una cinquantina di km dal luogo dove ci troviamo attualmente, circa 4 ore di viaggio. Per ora ci troviamo un angolino all'ombra e facciamo un riposino. (http://snipurl.com/2wqda)

Mi piace osservare l'orizzonte. Ho sempre amato stare a guardare a lungo l'immensità del mare, gli spazi infiniti, è una situazione che mi attrae, mi rilassa ed aiuta a riflettere. Il mare di sale, circondato da una natura e da una luce del tutto simili a quelle di un vero paesaggio marino, si impossessa del mio pensiero e, con il mutare continuo dei suoi colori tenui, mi porta lontano. (http://snipurl.com/3b0uh), ( http://snipurl.com/3b0xm). Inquadro uno dei dromedari, regolo la macchina fotografica, aspetto che l'animale assuma una buona posa rispetto allo sfondo e mi preparo a scattare qualche foto, quando alla sua sinistra, più in lontananza, ho l'impressione di scorgere qualcosa che si muove. Guardo meglio, sembrano due figure umane! (http://snipurl.com/3b0y6), (http://snipurl.com/3b0yk).

Ahsàn salta senza esitazioni sulla jeep e si dirige il più rapidamente possibile verso il punto che gli ho appena indicato. Distinguo nitidamente le due sagome che dopo aver avuto la certezza di essere state avvistate agitano le braccia per farsi notare, quindi li vedo lasciarsi cadere per terra esausti. (http://snipurl.com/3b0yx ) Quando arrivano al campo, i due sono allo stremo delle forze, sembrano praticamente bolliti! Sono due degli appartenenti al grupopetto con i potenti fuoristrada arrivati nella mattinata. Si sono spinti fin sulle colline di fango, volevano far provare qualche brivido speciale ai loro clienti e ci sono riusciti in pieno: prima l'uno, poi l'altro dei due mezzi, pneumatici tassellati o no, verricelli elettrici o no, si sono irrimediabilmente piantati nella melma spessa centinaia di metri, il peggior nemico degli appassionati di offroad. La loro fortuna è stata, osserva Ahsàn che conosce perfettamente quel luogo, legata al fatto che in quella zona la melma è ancora sufficientemente densa e soda da poter reggere, almeno in parte, il peso delle auto. Se fossero andati anche soltanto qualche centinaio di metri più avanti, sarebbero stati certamente inghiottiti, senza alcuna possibilità di scampo, dalle sabbie mobili.

Le auto inchiodate nel fango e gli sfortunati passeggeri sono rimasti laggiù con le provviste d'acqua , non avevano altra scelta, loro due si sono fatti circa 12 km sul lago salato ed un altro paio sul deserto prima che, per puro caso, io li scorgessi ed Ahsàn li prelevasse. Bastava che decidessi anch'io per la pennichella e magari la situazione sarebbe andata in un modo decisamente molto meno felice per tutti loro. I due vengono reidratati progressivamente con piccole quantità di thè caldo ben zuccherato ed un pò di polpa di anguria, gli è andata bene così! Ora però il tempo è prezioso, devono ritornare laggiù al più presto per recuperare i passeggeri e le auto. 'Spero che non si siano allontanati dalle auto', aggiunge preoccupato Ahsàn, 'per loro potrebbe essere molto pericoloso'. Ne parlo con Alice, e naturalmente decidiamo di lasciare Ahsàn libero di andare con loro, rimanderemo la partenza a più tardi, se possibile, od alla peggio a domattina. Il luogo è bellissimo, stiamo divinamente bene, abbiamo tempo e nessuno ci corre dietro. Ahsàn parte immediatamente con i due giovanotti a bordo della vecchia carretta stracarica di tavole, funi, pale ed assi di legno, scomparendo in breve in una nuvola di polvere nella direzione del lago salato. Sono le 16,30. Verso le 20,30, quando ormai è buio ed un po' tutti siamo preoccupati per l'esito dell'operazione, vediamo comparire in lontananza dapprima due fanali, quindi, più indietro, in una nuvola di polvere altri due, sono loro! Ci sono tutti! Una delle due auto è stata disincagliata, mentre l'altra dicono che abbia l'intero muso immerso fino al parabrezza nel fango. Quanto più si tenta di rimuoverla, spiega Ahsàn stanco ma soddisfatto, tanto più ci sprofonda dentro, è quindi necessario, per non perderla del tutto, un mezzo più adatto a tirarla fuori, un trattore od un cingolato. Il piacere di vedere la felice soluzione dell'avventura, è disturbato da uno sgradevole imprevisto: attratto dalle luci dei fari delle auto, dal deserto, ci arriva addosso un enorme sciame di locuste, (), animali che infestano ampie aree delle zone circostanti. Lo spiazzo davanti al caravansarai, illuminato dalla luce di un generatore, ne è letteralmente invaso. Il mattino successivo ce ne saranno ancora ovunque. (http://snipurl.com/3bmyu )

Ahsàn ci ringrazia, è stanco morto poveraccio. Sembra una statua di sale. Si toglie di dosso gli abiti, si lava e li lava nel canale, poi, quasi meccanicamente, raccoglie una scopa e si mette a ramazzare freneticamente, a migliaia, le locuste che ormai tappezzano quasi tutto il piazzale spingendole nell'acqua, (http://snipurl.com/3bmzo). Noi siamo rimasti nel buio, lontano dalla luce prodotta dal generatore, in tal modo molto più protetti dal loro fastidiosissimo attacco. A far festa, invece, sono le tre grasse oche dei custodi che banchettano ingozzandosi con centinaia di grossi insetti annegati nel laghetto, abbreviando così, inconsapevolmente, la durata della loro vita.

Il grande fuoco acceso nella notte, qualcuno che prega, (dopotutto siamo sempre in terra zoroastriana, no? quale migliore catarsi del fuoco?), un eccellente 'safràn- chicken- kebab' ed un'camel-kebab', (http://snipurl.com/3bn13), ai quali fa seguito, comparendo dal nulla come un incantesimo, senza se e senza ma, un bicchiere stracolmo di acquavite fatta in casa da qualcuno di loro, completano la fine della serata che si conclude così, in modo semplicemente magico, quel modo magico, unico di vivere, apparentemente fatto di niente, che soltanto viaggiando si riesce a percepire. (http://snipurl.com/3bn1x)

Maranjàb si va allontanando ormai alle nostre spalle, lo lasciamo con la sua atmosfera di tranquillo rifugio. Proviamo lo stesso lieve senso di angoscia che assale coloro che, partendo, lasciano il noto per l'ignoto. Il caravansarai, da lontano, stagliandosi sullo sfondo del lago salato, ci appare in tutta la sua bellezza. (http://snipurl.com/3bn39)

E' da poco sorta l'alba, Ahsàn imbocca sicuro la pista in direzione nord-est, la sua tranquilla determinazione ci rasserena immediatamente. D'ora in avanti si fa sul serio. lI deserto, fino a questo momento, lo abbiamo soltanto contemplato, osservato da lontano, ora ci accingiamo a viverlo da vicino, dal suo interno. (http://snipurl.com/3bn49 )

Già dopo pochi chilometri,la sensazione è quella di essere dispersi nel nulla, vaporizzati in uno spazio limpido e silenzioso, in un tempo rimasto chiuso in una scatola ovattata. Spazio e tempo sono così, immobili e silenziosi, fin dalle origini del pianeta. L'ambiente, in questi luoghi, è più forte dell'uomo. (http://snipurl.com/3bn5c ) (http://snipurl.com/3bn63 )

Il fascino di questo deserto è rappresentato anche dalla grande varietà di paesaggi che esso offre alla nostra vista. Lungo il percorso verso il 'Ghasre Barhàm', incontreremo infatti tutti i tipi di scenario e di terreno: sale, fango, la sabbia, i ghiaioni, le rocce, pianure sterminate, vallate selvagge senza orizzonte, ecc.

(http://snipurl.com/3bn7o) (http://snipurl.com/3bn8w) (http://snipurl.com/3bn9l ) (http://snipurl.com/3bnas ) (http://snipurl.com/3bnbm ) (http://snipurl.com/3bt57) (http://snipurl.com/3bt6d )

Attraversiamo alcuni tratti lungo i quali siamo letteralmente assaliti da nugoli di locuste che ci saltano addosso nell'auto in movimento, attaccandosi fastidiosamente e tenacemente a tutto o spiaccicandosi sul parabrezza producendo il rumore di una sassata. (http://snipurl.com/3bt7d ). Per altri, altrettanto lunghi tratti, invece, esse spariscono completamente, all'improvviso. Il solito Ahsàn spiega che ciò è dovuto al tipo di vegetazione che si trova in quei luoghi. Talvolta essa è dolce di sapore ed attrae i grossi insetti in gran numero, altrove invece essa non è di loro gradimento e quindi spariscono. La pista spesso non è visibile, non sembra nemmeno tracciata ed è allora che apprezziamo in pieno l'esperienza di Ahsàn e la sua eccezionale perizia nella guida fuoristrada. Venirci da soli sarebbe impensabile, almeno senza essere dotati di sofisticate strumentazioni e di informazioni adeguate sulle caratteristiche di alcuni tipi di terreno. (http://snipurl.com/3bt8m) (http://snipurl.com/3bt9k)

La Jeep traina un grosso carrello da fuoristrada contenente le tende, le stuoie e le attrezzature da campo, le nostre preziose derrate alimentari e, sopra ogni altra, la provvista di acqua, contenute in parte in capienti ghiacciaie, per cui i movimenti sono ancora più impediti e lenti. Ci siamo sistemati al suo interno, Ahsàn, io ed Alice, come descritto in precedenza, sul sedile anteriore, Farhad, da solo, in un angolino di quello posteriore già stracarico di ferri, attrezzi, di ruote di scorta e di qualche nostro bagaglio. (http://snipurl.com/3btb1)

Soltanto dopo pochi minuti, siamo completamente coperti di polvere.

Data l'estrema scomodità con cui si viaggia, ogni pretesto è buono per fermarsi. Ora la foto, ora la sigaretta, il viaggio si allunga notevolmente nel tempo. Ma preferisco così, poichè lo spettacolo offerto dal paesaggio, in continua evoluzione, è di una bellezza difficilmente descrivibile con le semplici parole e va goduto con calma. (http://snipurl.com/2xdqx)

Vallate con gigantesche dune color ambra oppure color rosso acceso, che si alternano al bruno nerastro del fango, al bianco accecante del sale, al classico aspetto del terreno inaridito dal sole, disseminato cioè a perdita d'occhio di fenditure e spacchi. Colline composte da minuscoli sassi rotondi di color giallo chiaro, che nell'insieme danno loro l'aspetto di giganteschi mucchi di paglia appena tagliata. Paesaggi stupendi! ( http://snipurl.com/2xdqe )

Raggiungiamo finalmente il Mohitbàni. La 'environment station' si trova nei pressi di un caravansarai, il Sifidàb, ormai diroccato da secoli, del quale restano in parte solo alcune delle vestigia, gli scheletri di alcune stanze perimetrali ed una piccola porzione dei bastioni. Il Sifidàb è uno dei caravansarai più antichi in assoluto tra quelli dislocati lungo questo ramo della via della seta. Il suo nome significa 'acqua bianca', (in farsi, sifid = bianco, acqua = àb), probabilmente a causa della presenza di alte concentrazioni di calcio nella falda, (sono abbastanza frequenti nella zona i giacimenti di calce viva).

Le sue rovine sono incastonate dentro uno degli scenari naturali più suggestivi in assoluto tra quelli incontrati durante questo breve viaggio attraverso il Dasht e Kevìr. Visto da lontano, potrebbe sembrare un relitto alla deriva, disperso tra i flutti di un immenso oceano di rocce che si propaga verso l'infinito. (http://snipurl.com/2xdpu)

Sul Sifidàb raccontano una terribile leggenda: il caravansarai è situato in una posizione strategica chiave, per quanti, all'epoca, percorrevano questa difficile pista. Esso, causa l'assenza di sorgenti d'acqua intermedie, è situato infatti, ad una distanza di circa cinquanta km dai più vicini caravansarai, (Maranjàb, verso sud e Raj Mohammed verso nord), e quindi al termine di una marcia estenuante, pressoché doppia rispetto a quella che costituiva la media giornaliera, (circa 25-30km), percorsa normalmente dalle carovane. Uomini ed animali vi giungevano quindi al limite della resistenza fisica, completamente stremati dalla fatica dal caldo fortissimo e dalla sete.

Dicono che il qanàt che lo riforniva d'acqua si esaurì all'improvviso, in piena estate, nell'arco di una nottata, e che ciò non fosse dovuto al crollo di un tratto di canale sotterraneo del qanàt, come spesso poteva accadere, (più probabile, invece, un crollo lungo il tragitto della sorgente madre dal quale sequestava l'acqua il qanàt, ma queste sono soltanto ipotesi).

Inutili e dannose, per la perdita di tempo prezioso, quindi, le ricerche effettuate da parte dei mugannis lungo tutto il tragitto del qanàt, la falda era rimasta completamente asciutta senza che ci fosse il tempo sufficiente per far giungere l'allarme ai viandanti, già in marcia verso il caravansarai. A causa di ciò persero la vita, nel deserto, molti dei carovanieri già in viaggio in quei giorni e gran parte dei loro animali. Quando essi giunsero al caravansarai, non trovandovi acqua, tentarono disperatamente di raggiungere il successivo, troppo distante per poter resistere ancora così a lungo alla disidratazione ed alla fatica.

Sopravvissero solo i dromedari, animali capaci di sopravvivere senza bere acqua anche per due mesi. La leggenda vorrebbe, che i branchi selvaggi che ancora oggi vagano per il deserto in questa zona, siano i discendenti dagli animali allora rimasti superstiti.

Il Mohitbàni sorge ad alcuni chilometri da Sifidàb, (là dove, dall'altra parte della piana, fu in epoca più recente trovata un'altra falda acquifera), e costituisce un punto di osservazione straordinario. Dal piano superiore della costruzione, incastonata alle pendici della catena rocciosa che circonda la piana desertica verso est, è possibileosservare la vallata per oltre 180° di ampiezza con un colpo d'occhio straordinario . All'orizzonte, verso il lato sinistro, il lago salato distante molti chilometri, quindi per un lungo tratto i ghirigori compiuti a perdita d'occhio dalla via della seta, fino alla biforcazione con il tratto che la collega a Tehran. (http://snipurl.com/2xdpb) (http://snipurl.com/2xdoy)

Dovremmo sostare qui per la notte ma l'accoglienza che vi troviamo è tutt'altro che incoraggiante. La postazione è occupata da 3 guardie ed al nostro arrivo è impossibile ignorare le occhiate rivolte ad Alice e quindi quelle di intesa fra loro. Due di loro sono, oltretutto, in modo più che evidente, sotto gli effetti dell'oppio, un chilum annerito dall'uso intenso fa infatti bella mostra di se sul tappeto, accanto ad un sinistro fucile mitragliatore appoggiato con la canna contro al muro. Conoscendo l'antefatto della brutta esperienza con l'oppio vissuta da Ahsàn, loro collega, non è difficile averne una definitiva conferma e quadrare il cerchio. Si accende la spia rossa ed avverto immediatamente la situazione di potenziale pericolo, in essere. Sesazione probabilmente dilatata dalla situazione particolare, non lo saprò mai, ma di fatto è che non ho alcuna intenzione di restare lì per la notte.

Prendo in disparte Farhad, il quale ha già perfettamente capito di cosa voglio parlargli, è anche lui è dello stesso avviso. Decidiamo di comune accordo di ostentare comunque la massima tranquillità ed accettiamo di buon grado le fette di anguria che ci vengono offerte, saliamo al piano superiore dove ci sono le cinque o sei brande a castello nel dormitorio comune, quindi, tornati giù, approfitto di un momento in cui Ahsàn si è appartato per scaricare alcune delle provviste destinate ai suoi amici e, con l'ausilio del solito Farhàd, gli comunico che abbiamo deciso di proseguire, preferiamo dormire in pieno deserto. Superati con rapida intransigenza i pretesti da lui addotti, che parlavano di possibile forte vento notturno, di strade particolarmente pericolose da percorrere col buio e di animali selvatici dai quali tenersi alla larga quali serpenti, scorpioni e lupi presenti in abbondanza nella zona, proseguiamo verso il Raj Mohammed caravansarai. (http://snipurl.com/2xdoh) , (http://snipurl.com/2xdny).

E' distante una cinquantina di km, è lì che sarebbe mia intenzione trascorrervi la notte, mentre il Ghasre Barham è troppo lontano, ne dista un centinaio. Ma disponiamo ancora di parecchie ore di luce, sono le 14, le scorte che abbiamo a disposizione sono più che sufficienti, quindi al limite meglio dormire, come poi faremo, in tenda in pieno deserto, ma al sicuro, che con i rangers in stato semiconfusionale. Decidiamo di lasciare comunque lì il carrello, per sveltire la marcia, e di trasferire, dio solo lo sa come e dove, buona parte delle provviste nella macchina. Abbiamo bottiglie d'acqua minerale dappertutto, mentre il povero Farhad è ridotto ad occupare uno spazio simile a quello occupato da una noce nel suo guscio.

Il re sassanide 'Bahràm Gur' (430-438), era famoso nel reame, oltrechè per la grande baldanza in combattimento, (presso il Naqs i Rustàm, sotto la tomba di Dario II, c'è un bassorilievo che immortala le sue gesta), per le sue, a quanto pare, straordinarie ed insaziabili performances sessuali e per la altrettanto irrefrenabile passione per la caccia. A quel tempo, nel deserto circostante il lago salato, oltre alle numerose specie di antilope, (la fortuna ci ha concesso la gioia di incontrarne più di un branco in fuga lungo i costoni rocciosi prima di raggiungere il Ghasre Barhàm), di capre selvatiche, di leoni e leopardi, era molto diffusa una specie di equino selvatico, più grande dell'attuale asino ma più piccolo di un cavallo, detto 'onager'. (Dalle illustrazioni esistenti, ( http://snipurl.com/3btd4) , morfologicamente, potrebbe dirsi una zebra priva delle tipiche striature del mantello, invece di un uniforme color sabbia, probabilmente per meglio mimetizzarsi fra le rocce del deserto. Di tali 'onagers' ne esistono ancora pochi esemplari protetti, ma sembra che sia una specie avviata verso l'estinzione.)

L'onager era un'animale molto forte ed astuto, agilissimo, eccezionale scalatore, rappresentava per questo la preda più ambita dai cacciatori dell'epoca proprio perchè molto difficile da insidiare e catturare. Re Bahram Gur, che aveva perso la testa per tali eleganti somari, si fece appositamente costruire, fra le rocce remote del deserto, il suo meraviglioso castello di caccia, il 'Ghasre', (castello), che prese appunto da lui il nome, 'Bahram'. Esso è anche oggi un magnifico caravansarai, costruito con grandi blocchi di arenaria, posati a secco l'uno sull'altro, al posto dei tradizionali ma più volgari, mattoni crudi. Vi si organizzavano, fra una battuta e l'altra di caccia, festini 'hard' con le cortigiane e gli amici più fidati del sovrano.

Lo scaltro e tenace onager era divenuto la sua sfida costante, una vera ossessione, al punto che un giorno, il re si imbattè in uno dei somari più astuti del deserto che lo indusse a commettere un errore fatale: mentre sua maestà lo rincorreva con la lancia in resta, cavalcando a spron battuto fra le rocce, l'animale spiccò un balzo di eccezionale ampiezza, superando un largo e profondo burrone. Il re non fece in tempo a rendersi conto di cosa stesse per accadergli e ad arrestare quindi la corsa del suo cavallo, che vi precipitò perdendo la vita. (pagina successiva)

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