- IRAN 2008: IMPRESSIONI DI VIAGGIO -

Premessa:

Ritorno in Iràn dopo oltre trent'anni. La prima visita in questo paese fu nel 1973.

Trent'anni costituiscono l'arco di una intera esistenza ed infatti le uniche cose che riconosco sono alcuni tratti di strada in Tehràn, i mausolei, le moschee già visitate. Tutto è cambiato: le strade, i grandi viali alberati da cui la gran parte delle città iraniane è abbondantemente adornata, perfino il traffico, pur restando sempre estremamente caotico, è oggi molto meglio disciplinato, una sciocchezza, rispetto a quello 'mortale' dell'epoca, di cui porto ancora il ricordo.

Volendo stilare una classifica dei primi tre paesi dal traffico incredibilmente e terribilmente caotico, in base alle grandi città da me visitate finora, riservo senza dubbio la prima posizione a New Delhi a parimerito con Mumbai, la seconda a Kàbul e la terza a Tehràn.

Nei miei ricordi era rimasto un paese povero, piuttosto arretrato, in particolare fuori dalle mura delle grandi città. Ritrovo oggi un paese in forte ascesa, moderno, aggiornato tecnologicamente, sostanzialmente autosufficiente, sebbene esso sia costretto e limitato dalle ben note sanzioni imposte dalle nazioni unite.

Itinerario:

Il nostro itinerario comprende due distinti percorsi: il primo è, come d'obbligo, il classico tour delle città e la visita delle grandi testimonianze artistiche e culturali del paese. Il secondo percorso è invece costituito da due escursioni nel deserto: la prima, di una giornata, con base di partenza in Yazd , nel 'Dasht e Luth', la seconda, di tre giorni, nel 'Dasht e Kevìr', con base di partenza in Kashàn, seguendo quindi per un tratto, il ramo diretto verso sud, della via della seta, alla ricerca di alcuni dei caravansarai fra i più suggestivi della regione.

Non tutti, probabilmente, conosceranno esattamente il significato del termine 'caravansarai', (caravanserraglio). Entrerò più nello specifico in altra circostanza, mi ripropongo infatti di descrivere in un racconto appositamente dedicato, l'esperienza nel deserto iraniano. Intanto mi limito a scrivere che si tratta di strutture antichissime nate in Iràn ed in seguito diffuse anche in altri paesi. Esse anticamente rivestivano grande importanza logistica, erano infatti vere e proprie indispensabili stazioni di sosta e di rifornimento d'acqua, situate nel deserto a distanza più o meno regolare fra loro, (25-30 km), lungo il percorso delle carovane che, come nel caso de la 'via della seta', agivano da collegamento commerciale e culturale fra l'occidente e l'oriente oppure, più semplicemente, tra i centri più importanti della regione. Oggi, i caravansarai più belli, collocati strategicamente, sono sempre di più oggetto di restauro e di trasformazione in hotels molto esclusivi e lussuosi.

Il volo:

Milano Malpensa -- Tehràn, a bordo con la compagnia nazionale iraniana Iràn Air.

Volo della durata di cinque ore e mezzo. L'aeromobile era un non meglio identificato, nel senso che non ho mai sentito nominare prima d'ora l 'Airbus 'A 310', vettore. Piccolo, obsoleto, sedili stretti e scomodi da low cost estrema; sarebbe improponibile ad un passeggero della mia corporatura robusta, per tratte di maggior durata. Assistenza in volo discreta.

Sfatiamo subito quel serpeggiante si dice senza alcun fondamento, secondo il quale le donne dovrebbero avere il capo velato già sull'aereo, durante il volo. Non è vero, anche le passeggere iraniane erano vestite con abiti estivi alla occidentale ed a capo scoperto, questo fino all'arrivo a Tehràn.

Abbiamo in seguito anche usufruito di un volo interno, con la stessa compagnia aerea, il Tehràn-Shiràz, in partenza dal vecchio aeroporto, situato alle porte della città non lontano dall'Azadì, il monumento alla libertà, aeroporto che attualmente gestisce soltanto i domestic flights. I voli interni hanno costi molto contenuti, per il suddetto volo abbiamo speso appena 25US$/pax.

L'aeroporto internazionale 'Imàm Komeinì, è una struttura moderna che ho trovato ben organizzata ed efficiente. Dista circa 60 km dal centro di Tehràn, a cui è collegato dalla moderna e veloce superstrada proveniente dal Golfo Persico e che collega Qom alla città. Coloro che partono, devono prevedere, nelle ore di punta, anche 3 ore per raggiungerlo dal centro città. Il nostro periodo di viaggio è coinciso con l'anniversario, il 2 giugno, della morte di Komeinì, il cui mausoleo si trova proprio lungo la strada per e dall'aeroporto. Abbiamo avuto la fortuna di avere il volo di ritorno alle 6,30 del mattino per cui alle 4 non c'era gran traffico ed abbiamo viaggiato su di un percorso semideserto, ma di giorno, a causa dei milioni d'auto dei pellegrini, sarebbe stato quasi impossibile raggiungerlo anche in 5 o 6 ore. Bisogna tener presente ciò nel caso che il proprio volo dovesse cadere di venerdì, giorno di pellegrinaggio al mausoleo durante tutto l'arco dell'anno e quindi con traffico intensissimo lungo tale arteria.

Il viaggio:

Chiarisco subito che non starò a perdere nemmeno un minuto di tempo a descrivere le città ed i monumenti visitati, mi limiterò esclusivamente a descrivere le cose che per noi sono risultate particolarmente rilevanti. Le descrizioni specialistiche sono abbondantemente reperibili, redatte in forma perfetta, in qualsiasi testo d'arte persiana o guida di viaggio, le opinioni al riguardo che potrei riportarne io, potrebbero non corrispondere con quelle di coloro che già le hanno visitate o che le visiteranno in futuro. Mi limiterò, invece, a dare qualche consiglio pratico inerente lo schema di programmazione che, secondo me, oggi potrebbe essere ideale per visitare le cose ed i luoghi tra più importanti del paese.

Con quali mezzi abbiamo viaggiato:

In aereo, come scritto sopra, da Tehràn a Shiràz. A Shiràz abbiamo preso a noleggio un'auto con driver parlante inglese e con essa siamo ritornati fino a Tehràn.

Sottolineo l'opportunità e l'utilità impagabile di poter disporre di un buon interprete. In Iràn, specialmente fuori dalle grandi città, sono in pochi coloro che parlano lingue differenti dal farsi, (lingua nazionale), pertanto l'usufruire di una comunicazione di buon livello, senza aiuto, diventa spesso un problema.

Come in tutto il mondo, al turista è spesso riservato un trattamento economico 'parallelo' rispetto a quello riservato ai locali, sicchè talvolta, per fortuna non sempre, il sovrapprezzo può rasentare il doppio oppure anche il triplo delle tariffe tradizionali locali. Ciò avviene giocando anche sul fatto che il conto viene presentato all'avventore, nella maggioranza dei casi, scritto in caratteri persiani e quindi per i più di noi occidentali assolutamente incomprensibile. Noi abbiamo avuto fortuna: il nostro driver, Farhad, si è dimostrato una persona molto corretta e seria, ha sempre rifiutato, smascherandole talvolta anche in modo irritato, le percentuali offertegli dai negozi o dai ristoranti, presso i quali siamo stati, elargitegli per ottenere il suo silenzio al momento di saldare un conto 'truccato' all'uopo. Abbiamo interamente condiviso con lui 13 giorni di viaggio durante i quali oserei dire che si è instaurato un reciproco rapporto di amicizia e di stima, oltre che di conoscenza.

Nel Dasht e Kevìr, invece, abbiamo ingaggiato Ahsàn, un giovane efficientissimo ranger esperto di deserto ed abbiamo viaggiato con la sua tanto scomoda ed obsoleta, quanto incredibilmente efficiente, Jeep Willis 1600 cc, quattro cilindri diesel, vecchia di trent'anni. Poiché Ahsàn non conosce una sola parola che non sia pronunciata in farsi, Farhàd si lasciato convincere, ha vinto le paure e si è unito a noi nell'avventura, in qualità di indispensabile interprete.

Le città:

Il nostro programma:

-Tehràn. Le abbiamo dedicato complessivamente un giorno e mezzo, di cui uno all'arrivo ed un'altra metà al ritorno. Secondo me è il tempo più che sufficiente per poter visitare i loci più interessanti, per trascorrere una piacevole serata in qualche ristorante, magari alle pendici dell'Alburz, dove c'è un intero quartiere dedicato ai ristoranti tipici, una sorta di Grinzing viennese o di Fiesole, dove gli iraniani migrano in massa la sera per rinfrescarsi dal caldo della città. A Tehràn raccomando agli appassionati del genere, una visita all'old Bazar, sicuramente il più grande e meglio fornito di tutto l'Iràn. Una piccola città nella città, assolutamente non turistica ed in cui convergono commercianti da tutto il paese.

- Shiràz. Due giorni possono bastare per visitare le cose più salienti. Una giornata per l'ineludibile e, scusate la retorica, stupenda Persepolis, un'altra per la visita della città. E'una bella città del sud, dove l'aria che si respira è però più integralista, già molto diversa rispetto a quella francamente più evoluta e sofisticata della capitale.

-Yazd. E' stata la nostra preferita! Lungo il tragitto per arrivarci abbiamo sostato a Passargade, un po' deludente, c'è rimasto in piedi molto poco, ma sostanzialmente comunque emozionante, considerando il fatto di trovarsi a calcare la stessa terra sulla quale mossero i loro passi Ciro ed Alessandro, 'i grandi'. Per 'visitarla' secondo schemi prettamente turistici, a Yazd basterebbe dedicare anche una sola, intera, giornata. A noi non sono bastati tre giorni per viverla, godendocela appena un po' di più dello standard turistico. Col senno di poi, avremmo forse anche preferito rinunciare a qualche successiva tappa intermedia per poterla godere un giorno in più. Avrei trascorso una intera giornata soltanto girando attorno ed osservando le zoroastriane 'torri del silenzio'. Vorrei essere ancora adesso a zonzo per i vicoli di terra e paglia della cittadella, per le gallerie dell'antichissimo, piccolo ma vivace bazar.

Con base fissa in Yazd, abbiamo fatto le escursioni ad Ardakhan e e quella nel Dasht e Luth, il deserto più a sud del Kevìr, (che poi significa 'deserto'), per raggiungere la suggestiva 'Chak Chak', località isolata su di una aspra montagna rocciosa nel mezzo del deserto, luogo sacro per i seguaci del zoroastrismo.

-Esfahàn. Esfahàn tre giorni interi di visita li merita tutti. E' sicuramente una città che colpisce in modo particolare per la sostanziale eleganza, (molto più sobria rispetto a quella della capitale che talvolta è un pò troppo marcata), dei suoi abitanti, nonché per lo schema urbanistico che, grazie allo Zeyandè, il fiume che la attraversa per tutta la lunghezza, assume toni estremamente occidentali.

Avevo visitato questa bellissima città, trent'anni fa e mi accorgo soltanto oggi di averlo fatto in maniera molto superficiale ed irrispettosa. E' irriconoscibile! Ricordavo il fiume, i viali alberati in prossimità dello stesso, mentre non ricordavo un verde così diffuso in tutte le strade della città. D'altronde, in 30 anni gli alberi crescono un bel po' e trasformano profondamente il profilo estetico di una città. La splendida Meidun-e Emam, detta anche Meidun-e Naghsh-e Jahan è la piazza spettacolare che costituisce il cuore urbanistico e storico della città.

Rivedere lo splendore della Masjed-e Sheikh Lotfollah è stata poi per me una grande emozione. Grande delusione, invece, ho provato nel rivedere la Masjed-e Emam, la grande moschea dell'Imàm che fa da sfondo ad uno dei due lati corti della piazza. Purtroppo la moschea è adoperata per la preghiera durante la stagione estiva ed il suo spettacolare cortile interno è parzialmente deturpato dalla presenza di una orribile struttura in tubi che la occupa per intero, la cui funzione è quella di sostenere un grande telo per far ombra ai fedeli.

- Abianeh, Kashàn. Località da visitare molto velocemente, in una giornata si può fare tranquillamente. Una nota d'attualità merita il fatto che, in direzione di Kashàn, sul lato sinistro dell'autostrada, è ben visibile in lontananza il sito nucleare di Natanz, del quale oggi si parla in tutto il mondo. Nella zona esiste il divieto assoluto di fotografare e transitandovi, per maggior cautela, ripongo la macchina fotografica nello zaino che a sua volta nascondo sotto altri bagagli, qui non si sa mai cosa possa accadere!

L'area è platealmente circondata da vecchi cannoni e mitragliatrici antiaereo puntati verso il cielo. Essi farebbero sorridere se non ne fosse più che evidente il fine a scopo esclusivamente propagandistico. Comunque vi si vedono moltissimi macchinari da movimento terra in azione, scavano ed ammucchiano terra ovunque, nella base, insomma si può abbastanza facilmente capire che la zona è in gran fermento.

-Maranjàb, Mohitbani - Sifidàb, Ghasre Barhàm: i caravansarai lungo la silk road.

E' questa una parte di percorso che, da sola, vale di per se tutto un viaggio! Parlo di luoghi meravigliosi, dai paesaggi, dai colori e dalle luci veramente fantastici. Le località si trovano nel vero senso del termine, (facendo eccezione per Maranjab che è un po' meno remota delle altre), fuori dal mondo. Un contesto estremamente selvaggio e naturale, nel quale, il mettere nuovamente i piedi sulle orme degli antichi viandanti che percorrevano un tempo la via della seta, non può che stimolare una pioggia di emozioni.

Considerazioni conclusive :

Qualcuno avrà probabilmente notato che, finora, non ho neppure per un'attimo accennato alla società iraniana. Ciò merita un breve capitolo a parte: non c'è nulla di più sbagliato, oggi, del sottovalutare l'entità culturale che questo paese rappresenta. Tehràn è una capitale che non ha nulla da invidiare alle grandi capitali occidentali. E' moderna, tecnologica, aggiornata agli standards medi di un suo qualunque equivalente europeo. Il 'Major' di Tehràn, nel 2007, ha ricevuto l'award per la capitale più pulita del mondo.

L'Iràn paga a caro prezzo la reputazione che un regime dittatoriale, quello degli Ayatollah, impone ingiustamente alla popolazione con il pretesto religioso.

Un paese che politicamente asserisce di disprezzare l'occidente, gli USA in particolare, ma che nella realtà vive ad immagine e somiglianza dei suoi nemici giurati, tra imitazioni di Mc Donalds, di coffee shops, di improbabili boutiques dalle griffe sconosciute, tra scritte in inglese diffuse ovunque, in associazione a quelle in farsi. Un paese che nella 'Zam Zam' ha una copia autoctona discutibile della Coca Cola che, tuttavia, si produce in originale, (alla faccia dell'embargo), in una fabbrica di Mashad, di proprietà della famiglia dell'ex presidente Rafsanjanì.

Un paese nel quale, a causa delle sanzioni ONU, la gente è costretta a vivere con la tessera per il razionamento del carburante. E' proprio così: l'Iràn, secondo o terzo produttore di petrolio al mondo, mentre investe miliardi di dollari nel nucleare, non ha un numero di raffinerie tale da poter produrre il petrolio per autotrazione in quantità sufficiente a soddisfare il fabbisogno energetico della nazione. Per tale ragione, è maggiore il quantitativo di greggio che lo stato esporta rispetto a quanto non possa raffinarne per uso interno ed allora è costretto ad acquistare da altri paesi produttori la benzina ed il gasolio necessari: incredibile ma vero!

Le più evidenti e plateali elusioni delle sanzioni, (e gli interessi reconditi di alcune nazioni complici), sono rappresentate dalle automobili. La marca più presente in assoluto sulle strade, è Peugeot. Assieme a Renault esse vengono costruite interamente in Iràn con motori originali, mentre Mercedes e BMW vi sono soltanto assemblate. Esiste anche un'auto interamente progettata e costruita in Iràn con consulenza occidentale, ma è meno diffusa delle altre.

Noi, nel complesso, abbiamo percepito l'atmosfera incombente di questa realtà sociopolitica in maniera molto marginale. Non abbiamo avuto motivo consistente per criticare i comportamenti di alcuno, ad eccezione di qualche piccola discussione di forma, in un paio di ristoranti a causa del conto 'gonfiato', oppure in alcuni hotels per poter ottenere una camera un pò più confortevole e decente, oppure ancora a causa dell'atteggiamento fastidioso dovuto alla convinzione di alcuni, per fortuna pochi, che la donna straniera sia necessariamente persona dai facili costumi. Della famigerata 'polizia religiosa', di cui tanto si parla nei nostri media, non ne abbiamo visto traccia, perlomeno nei luoghi e negli orari di nostra frequentazione. Però essa esiste, ce ne hanno parlato in tanti raccontandoci dei soprusi da loro commessi e, comunque, se ne percepisce a volte la presenza invisibile, specialmente nella titubanza che molte persone, le donne in particolare, hanno mostrato di avere nell'approccio iniziale con noi forestieri.

La Donna:

La donna rappresenta la pietra dello scandalo di questo regime. Come ogni grande evento che la soria riporterà ai posteri, anche in questo caso, ne sono convinto, sarà la donna a causare una rivoluzione culturale profonda e non priva di sofferenze per la vita di questo paese. La grande contraddizione, infatti, è rappresentata dal desiderio sfrenato di modernismo che ovunque in questo paese si riesce ad intravedere e dalle regole ferree, oramai fuori attualità, di contro imposte alla popolazione, alla donna in particolare, dal regime. Se il modo di vivere e le esigenze della gente non si fossero evolute così tanto, (così come ad esempio è accaduto ed accade nel confinante Afghanistàn, dove tutto è fermo a qualche secolo fa), potrei comprendere, pur senza giustificarlo, il sistema imposto dalla 'jihàd', la legge coranica. Com'è possibile, invece, imporlo alla popolazione in presenza di una così evidente e fortissima evoluzione dei costumi? Com'è possibile impedire a due giovani studenti innamorati di tenersi per la mano mentre chiacchierano passeggiando sereni in un parco pubblico? Com'è possibile impedire ad una giovane donna di valorizzare davanti al mondo intero la propria bellezza, esibendola con sobrietà ed eleganza, senza vergogna?

Ciò che si percepisce parlandone con la gente, specialmente con quella appartenente alla sfera intellettuale o della media borghesia, è questa crescente insofferenza nei confronti di un sistema obsoleto e tiranno, le cui giustificazioni etiche sono sempre più spesso smentite dal tempo, dai fatti e dalla dilagante corruzione.

Insomma l'Iràn è, a mio parere, un paese destinato a subire profondi cambiamenti sociali in un futuro abbastanza prossimo. Auspicherei per lui l'avvento di una rivoluzione pacifica, che lo conducesse serenamente verso la realizzazione di un Islam moderato, magari sul modello Turco, ma temo che ciò non potrà avvenire senza un inevitabile bagno di sangue.

Consigli utili.

il cambio:

la divisa iraniana ufficiale è il Rial (IRL) che costa oggi attorno a 14.500 IRL per 1 euro. Come provvedimento antiinflazionistico è stato introdotto il 'Toman' che vale 1450 per 1 eu.

Non tutte le sedi e filiali bancarie sono abilitate a cambiare valuta straniera. In alcune di esse mi hanno applicato delle strane tassazioni sul cambio, tanto da darmi l'impressione di essere io vittima di un piccolo raggiro, piccolo poichè si parla di differenze complessive di pochi centesimi. E' possibile cambiare a quotazioni spesso migliori che nelle banche, presso i cambiavalute privati. Bisogna però stare attenti, un pò come altrove, a non farsi rifilare qualche biglietto falso oppure fuori corso, mi è stato detto che ne girano parecchi specialmente di banconote da 20.000 IRL.

Direi però che in linea di massima sono corretti. Una curiosità è quella che cercano di affibiarti biglietti di piccolo taglio e quindi se non si protesta ci si ritrova con le tasche gonfie di carta che vale molto poco.

Una nota da ricordare: attenzione a non portarsi dietro biglietti di banca con parti, (anche minime), mancanti, oppure segnate o peggio con piccoli strappi sulla banconota, non li ritirano!

I tagli delle banconote sono da 50.000, (4 eu), 20.000, 10000 e così via fino agli spiccioli. Esistono anche le monete ma il loro valore è talmente insignificante che non ne ho vista alcuna.

Le carte di credito estere non sono riconosciute. Soltanto alcuni venditori di tappeti che dispongono di un loro conto a Dubai, le accettano in pagamento ma è meglio non farci affidamento.

Il venerdì è tutto chiuso, anche i bazàr, quindi è raccomandabile provvedere al proprio fabbisogno durante gli altri giorni, poichè fuori dalle banche è molto improbabile se non del tutto impossibile riuscire a cambiare.

Cosa si compra con?

Con 50.000, (4 eu), real si consuma un pasto completo in un ristorante di buon livello, con 20000, (1,50 eu), in un kebab od in un takeaway. Con 85000, (6,50 eu circa) abbiamo consumato un'ottima cena in uno dei ristoranti di un magnifico 5 stelle di Isfahan, l'Hotel Abasì.

Nei ristoranti è buona norma domandare sempre il menù e, ove non esistesse la versione scritta in inglese, chiedere i relativi costi prima di ordinare. Di solito c'è da aggiungere il 15% di tasse sul conto totale. Sul tavolo, quasi ovunque, troverete della frutta secca oppure, mentre aspettate l'ordine, vi arriveranno alcune portate non ordinate, quali insalata mista o patate fritte. Fate attenzione, poichè questi non saranno appetizers di benvenuto, così com'è in uso in alcuni dei nostri ristoranti. Se li consumerete ve li ritroverete sul conto ed a tariffe fuori menù abbondantemente gonfiate. Riporto ciò più per dovere di cronaca che per effettiva segnalazione di un possibile problema, poiché la peggior fregatura che potrete prendere vi costerà al massimo qualche eu di differenza in più. Tehràn, in qualità di capitale, è la città che abbiamo trovato proporzionalmente più cara delle altre.

Col senno di poi:

Per evitare di portarmi appresso grosse somme di denaro in contanti, ho prepagato dall'Italia, ad un TO iraniano, gli alberghi. Se ritornassi ancora, prenoterei esclusivamente il primo hotel per poter ottenere la 'immigration's letter', documento necessario per richiedere il visto ed il resto lo organizzerei direttamente in loco senza alcuna preoccupazione particolare e con il vantaggio di poter vedere preventivamente le camere, (la classifica internazionale di livello di qualità, le stelle, in Iràn, non è corrispondente ai nostri standards, specialmente per gli hotels sotto le 5 stelle).

Ritornando nei paraggi di Shiraz, probabilmente organizzerei un'escursione verso sud, nella regione del Qashkaì, che pare sia stupenda ed interessante per i paesaggi ed anche per le antiche tribù nomadi che vi risiedono. (La transumanza dei Qashkaì, avviene in primavera ed in autunno. Fuori da dette stagioni è molto difficile incontrarne in buon numero).

Concludendo

L'Iràn è un paese bellissimo! Gli iraniani sono persone, per la grande maggioranza, gentili ed ospitali, oltrechè desiderose di poter avere con noi qualche contatto diretto, che li aiuti a meglio comprendere con chi hanno a che fare, chi siamo, come ci comportiamo e perchè.

E' stato un bellissimo viaggio, lo definirei anche 'facile, da organizzare in 'fai da te' tranquillamente, e ciò nonostante la pessima reputazione che i media hanno ingiustamente costruito attorno a questo paese. Auguro di cuore a tutti gli appassionati di Asia Centrale, delle bellezze artistiche e dei contatti con genti e culture differenti, magari aggiungendo anche con un pizzico di peperoncino in più nel programma 'canonico' di visita, di poterlo realizzare presto.

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