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A cavaliere tra gli anni '60/'70, in tutto il mondo occidentale, accadde un evento storico che avrebbe in seguito rivestita una grande importanza per l'evoluzione futura della società moderna: i giovani, per la prima volta in modo compatto e senza frontiere, si ribellarono all'arroganza del mondo adulto responsabile, secondo loro, di apologia della violenza, di indifferenza verso i valori umani più elementari, di ingiustizia e discriminazione sociale e razziale. Per la prima volta il mondo giovanile, ribellandosi, avocava a se l'autorevolezza ed il diritto di decidere autonomamente, divincolandosi dalla concezione fortemente riduttiva che fino a quel momento il mondo di -coloro che contano- aveva loro imposta di fatto: i giovani, conquistarono finalmente la maturità e l'autorevolezza della loro età, fino a quel momento non riconosciuta loro.

La fraternizzazione fra popoli di culture e razze differenti fu uno dei capisaldi da costruire: progetto non soltanto ambizioso ma anche di complessa attuabilità, vista la corrente e consolidata mentalità dell'epoca. Pur tuttavia l'esigenza di voler cambiare e di aiutare gli altri nel cambiamento, era talmente sentita e tumultuosa da coinvolgere, fra i tanti che vi aderirono, anche grandi personaggi del mondo culturale e musicale che divennero i portavalori della pacifica rivoluzione in atto. Era l'epoca della guerra devastante in Vietnam, la più rovinosa, fallimentare ed ingiusta guerra che gli Stati Uniti potessero intraprendere in questo secolo, costata centinaia di migliaia di vittime specialmente fra i militari e principalmente fra i civili inermi dei paesi coinvolti nel conflitto. Bob Dylan, Joan Baez, Donovan, Leonard Cohen ed altri divennero i menestrelli dei tempi: le loro ballate-denuncia di solidarietà contro ogni forma di violenza, travalicarono impetuosamente i confini e gli oceani del mondo intero raggiungendo i cuori di milioni di giovani inneggianti tutti insieme alla pace. Bertrand Russel divenne il vessillifero della filosofia della non violenza seguito dallo spirito travolgente di un mondo giovane completamente inedito ed in grande agitazione.

Questi fermenti innovativi, produssero come primo effetto il desiderio di uscire dai raffermi criteri della conoscenza e, finalmente, i giovani sentirono l'esigenza di scoprire il mondo e le differenze culturali in esso contenute, riversandosi con qualunque mezzo, per mare e per terra, sulle strade di ogni itinerario possibile ma, in modo speciale, verso il continente asiatico e l'India in particolare, simbolo del pacifismo Hinduista e della grande opera di Mahatma Ghandi. I libri del grande Jack Kerouac, divennero invece il vero e proprio breviario di viaggio per tutti gli intraprendenti aspiranti-giramondo, tutti per lo più squattrinati.

Fu con queste motivazioni che anch'io decisi un giorno di schiudere la mente verso il mondo, progettando un viaggio con abbondanti limiti di tempo e con una sapiente organizzazione di risorse e mezzi, verso l'India. Non fu facile! Per prima cosa dovetti decidere con quale mezzo intraprendere il lungo viaggio, il più lungo che abbia mai realizzato nella mia vita: in un primo tempo, considerati i costi e le finanze di cui potevo disporre, avevo optato per l'ipotesi di servirmi dei mezzi locali quali traghetti, autobus, treni e di quant'altro fosse possibile trovare di volta in volta lungo il tragitto, poi mi si presentò l'occasione irripetibile.

Presso una concessionaria della mia Città, mi fu riferito dell'esistenza di un furgone "Ford Transit 1700 cc" a benzina usato ma in ottimo stato, di provenienza britannica: l'automezzo era fortemente penalizzato dalla impostazione della guida a destra che praticamente lo tagliava fuori dal mercato, motivo per il quale la richiesta del venditore era bassissima ed ulteriormente trattabile. Corsi a vederlo e me ne innamorai a prima vista! Lo provai, lo feci esaminare da un amico esperto, ne trattai il prezzo all'osso ed uscì dalla concessionaria orgoglioso con il mio fantastico furgone grigio-azzurro sbiadito, lasciandomi alle spalle il soddisfattissimo produttore che si sfregava le mani con evidente contentezza per essere riuscito a piazzare quel cadavere invendibile! Era il Maggio del 1973.

Conobbi un personaggio straordinario, uno di quelli che in qualche modo cambiano la tua vita, che purtroppo ora non è più, del quale avevo letti tutti i libri, all'epoca editi dall'Automobil Club d'Italia: Nino Cirani!

Nino era un appassionato formidabile di raids automobilistici "off road" in Land Rover : aveva attraversato a cavallo degli anni '60/'70 l'Africa, le Americhe, l'Asia, per intero percorrendole da nord a sud sempre a bordo di una delle sue "Aziza" (era il nome arabo che aveva attribuito alla sua infaticabile Land che significa "carina" ). Lo incontrai a Milano in una delle sedi dell' A.C.I. in occasione della presentazione del suo ultimo libro: mi impressionò per la semplicità e disponibilità che mi dimostrò fin da subito, quando al termine della conferenza lo avvicinai e gli spiegai le mie intenzioni. Ricordo il bagliore appassionato del suo sguardo quando gli parlai con grande trasporto del mio "Transit" e di quello che volevo farci: mollò tutto e tutti affrettando i convenevoli e mi invitò prima in un bar poco distante, poi a pranzo, senza smettere di parlarmi per un attimo. Passammo insieme un paio d'ore durante le quali mi indottrinò sui limiti del mio automezzo, su quello che potevo farci e non, sulle variabili impreviste, sulle modifiche relative, sugli accessori essenziali. Lavorai indefessamente sulla trasformazione del furgone per 2 mesi, investendoci tutto ciò che riuscivo a rimediare risparmiando e consultando telefonicamente Nino molto spesso, fino a quando un bel giorno fu tutto pronto come per incanto: aria di partenza finalmente! La grande avventura, stava per avere inizio!

Nino, qualche giorno prima, mi telefonò dicendomi: " Dai, coraggio! Stai finalmente per scoprire quello che significa veramente -viaggiare-", "stai per cambiare completamente i tuoi rapporti con te stesso e con il mondo che ti circonda! Mi racconterai al ritorno, in bocca al lupo a te ed al tuo scatolone destrimane! "

Avevi ragione Nino! Te lo confermai al ritorno, te lo riconfermo anche oggi mentre la tua Aziza non vola più con te fra le dune e le foreste.

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