www.beppequarta.it: "solidarietà internazionale: afghanistan"

 

UN'INVITO ALLA RIFLESSIONE:

immagini e commenti di Beppe Quarta


 

Hope Hospital, Jalalabad Road, Kabul. (Aprile 2004)

 Piccolo presidio medico periferico, gestito da medici tedeschi, francesi ed italiani. Qui i militari italiani svolgono da lungo tempo la terapie e lo screening della Lehismaniosi, malattia classificata come zoonosi, poichè essa viene trasmessa all'uomo da un'ospite intermedio animale (cani, ratti) a sua volta infettato dal flebotomo (moscerino vettore della malattia). Le acque stagnanti sono un bacino di infezione elevatissimo in particolare nei luoghi dove le condizioni igieniche siano particolarmente carenti.

La Lehismaniosi.

La Lehismaniosi è soltanto una fra le tante malattie che affliggono la gente povera afghana: è diffusissima la tubercolosi, la malaria, la leptospirosi, la rabbia, l'epatite, la poliomielite, la scabbia e via discorrendo.

Le manifestazioni della Lehismaniosi (in lingua Darì "Sandanà") sono di due tipi: la forma cutanea, la più diffusa, che implica la comparsa di una o più lesioni cutanee (bottone d'oriente) nella sede di inoculazione della Lehismania, che è un protozoo, (Lehismania Infantum) da parte del flebotomo. Le lehismanie inoculate, si diffondono per via linfatica, si sviluppano e riproducono sui piani cutanei superficiali e profondi devastando i tessuti e favorendo le sovrainfezioni fino a raggiungere in profondità l'osso specialmente del viso e delle estremità. Il trattamento terapeutico implica l'infiltrazione attorno ad ogni lesione di un preparato specifico a base di sali d'antimonio. La forma viscerale della malattia, fortunatamente molto più rara, è invece di difficile trattamento ed ha esiti frequentemente drammatici.

Deh Sabz, centro medico periferico, Kabul. (Aprile 2004)

Presso questo minuscolo centro medico, è stato installato il primo dei due studi odontoiatrici previsti. Hanno attivamente collaborato alla spedizione dall'Italia, al montaggio alla messa in funzione sul luogo, Italfor - I.S.A.F. Kabul e Croce Rossa Italiana.

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Di imminente registrazione: questa nascente organizzazione presenterà una effettiva personalità giuridica onde consentire una regolare raccolta di fondi a sostegno di questo ed altri programmi compresi nella denominazione "Un Nuovo Sorriso Per L'Afghanistan" a favore delle genti afghane. Si tratta in sintesi di un progetto di sviluppo che ha già ottenuto l'agreement ufficiale da parte del Ministry of Health del Governo Afghano. Fino ad oggi, la nascita e lo sviluppo di questo programma sono stati gestiti esclusivamente con l'ausilio di risorse economiche personali.

ringraziamenti:

- D.ssa Silvia Luppi (benefattrice)i

- D.ssa Ketty Tirzi (cooperante)

- Sig.ra Dina Taddia (G.V.C.)

- Sig. Roberto Faccani (C.R.I.)

- Aeronautica Militare Italiana (C.O.I.)

- ITALFOR - I.S.A.F. Kabul (C.I.M.I.C.)

- Ditta Mantelli (benefattrice)

- Sig. Andrea Castagna (benefattore)

- S.E. L'Ambasciatore Italiano a Kabul Dr. Domenico Giorgi

ed a tutti coloro che hanno volontariamente contribuito e contribuiranno alla realizzazione di questi progetti.

 

Centro medico di Deh Sabz (notare sulla destra i crateri dovuti ai bombardamenti)

Un problema di comunicazione.

Nulla è più difficile e delicato, in Afghanistan, quanto il problema della comunicazione. Le differenze culturali dovute alla prolungata segregazione sono durissime da dirimere. Nel centro di Deh Sabz, la comunità è composta prevalentemente da pashtuni, il loro Mullah è un'anziano integralista filo-taliban, quindi chiuso ad ogni volontà di dialogo. Il centro è gestito da I.O.C. (International Orphans Care) un'associazione filantropica costituita da Afghani espatriati negli Stati Uniti. Da un punto di vista etnico, è composta da pashtuni, tagiki ed hazarà, per cui è volutamente al di fuori da ogni tipo di limitazione o rivalità interetnica, problema molto grosso, questo, in Afghanistan. Ciò però non risolve il problema con le comunità adiacenti le quali, come a Deh Sabz, rimangono vincolate alle loro idee e principalmente alle direttive del Mullah. La zona è considerata a rischio elevato, da qui sono stati lanciati di recente due razzi contro la base tedesca di I.S.A.F. .

 

Il rapporto con la gente.

L'approccio medico è di grande difficoltà: l'uomo afghano, consapevole della propria fierezza, molto difficilmente ricorre all'ausilio delle cure mediche se non in casi estremi. La donna è invece in genere più disponibile anche perchè molto spesso si rivolge alle organizzazioni sanitarie per far curare i propri figli ed ha il modo per prendere fiducia e confidenza con il personale medico. Resta comunque molto complesso l'approccio nonostante l'apparente maggiore disponibilità all'uso dei presidi medici. Lo studio medico tipico afghano è sempre diviso in due settori da una tenda dietro alla quale i parenti delle pazienti possono sorvegliare che esse non assumano comportamenti disdicevoli o che non vengano importunate. La mia personale esperienza è stata molto complicata, specialmente durante i primi giorni di attività: il primo giorno di visite, la sala d'attesa era gremita di gente, perlopiù donne, appunto. Non appena la gente ha recepito che in affiancamento al medico afghano c'era un'europeo, si è dileguata. La soluzione meditata, il giorno seguente, è stata quella di restare in'un'altra stanza d'accordo con il collega afghano, con il quale abbiamo stabilito che visitasse da solo le pazienti e che chiedesse loro il permesso di consultarmi nei casi più complessi. Lo stratagemma ha funzionato quando la prima delle pazienti ha acconsentito a ciò ed ho potuto visitarla stando però molto attento a seguire le tecniche di approccio locali con disinvoltura ed evitando di intervenire in modo eccessivamente dominante. Dopo questo primo piccolissimo successo, la paziente in questione all'uscita dall'ambulatorio è stata letteralmente accerchiata da tutte le altre che desideravano sapere come mi ero comportato. Le rassicurazioni ricevute, hanno prodotto l'effetto di scatenare la curiosità di tutti: tutti volevano provare il medico europeo! Così una piccola folla di burqa, ogni giorno più consistente, si affollava nella sala d'aspetto e, nello studio, oltre ai problemi dentali, via via hanno cominciato ad affiorare i mal di schiena, le storie di famiglia, le percosse ecc. .

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