- il centro
Giovanni XXIII -
Rudy e Franca
sono i responsabili del centro "Papa Giovanni XXIII" di
Chalna, che è una delle iniziative di Don Benzi.
Rudy, laico, ha
una quarantina d'anni, con un passato da "manager in
carriera" che manda tutto e tutti a carte 48 e parte per
Trivandrum in India del Sud, dove resta per 1 anno con Sara sua
attuale collaboratrice, fino a quando non saranno dichiarati
"awanted" ed espulsi con l'accusa di proselitismo dal
Governo Indiano. Dopo un paio d'anni di girovagare per i centri
umanitari del Bangladesh, viene inviato a Chalna per aprire quello
attuale.
Franca è
suora missionaria laica: circa 45 anni, iperattiva, assieme a Sara
(24 anni) e Francesca (25) sono con Rudy l'organico permanente, Enza
(45) psicologa, invece ha scelto un periodo di 6 mesi di permanenza.
Alex, è laggiù oramai da 6 mesi, ma ha chiesto di
restarvi per altri 6 per valutare bene l'ipotesi di restarvi anche
lui in permanenza. Poi c'è Antonio, un ex fisico nucleare
calabrese di circa 55 anni, detto "l'Ingegnere": un tipo
strano nell'apparenza, magrissimo, con capelli e barba incolti e
lunghissimi, alla "Sadhu" indiano.
In realtà
Antonio è un personaggio straordinario, capace di risolvere
qualsiasi problema tecnico con un pezzo di fil di ferro, capace di
fare i calcoli del cemento armato del nuovo padiglione che si
stà costruendo dietro sua direzione dei lavori, capace di
discutere di medicina, farmacia, erboristeria, agricoltura, zootecnia
con autorevole competenza. Lo si vede girare assorto per il Campo,
farfugliando calcoli tra se e se, che poi traduce in disposizioni
pratiche elementari per i muratori ed al contempo prendere spesso
sulle sue ginocchia uno dei bimbi ospiti e coccolarlo con grande
dolcezza.
Dietro le
esistenze di ciascuno, qui, c'è una storia di delusioni, di
sconfitte morali, di problemi irrisolti, di coraggio e codardia al
contempo, che meriterebbe un capitolo a parte, ma sempre e comunque
esiste nella trama complessa il denominatore comune della ribellione
contro un sistema ritenuto ingiusto ed insoddisfacente per se stessi
e per gli altri! Ritengo non appropriato in questa sede, l'aprire una
discussione approfondita sull'analisi di queste motivazioni, in
realtà molto complessa per poterla delimitare e liquidare
"tout court" con quattro definizioni banali; sarebbe
tuttavia molto interessante un giorno il poterlo fare: ne
scaturirebbe forse un a mio parere profiquo "cenacolo" di
valutazioni etico-intellettuali che ciascuno di noi potrebbe
apportare o dedurne.
Un accenno
polemico però voglio introdurlo ugualmente senza ulteriormente
approfondirlo ed è quello relativo ai dubbi, numerosissimi,
alle altrettanto numerose perplessità scaturite dal mio
ragionamento lucido e pratico,"a priori et a posteriori",
suffragato da un pò di esperienza diretta al riguardo, sulla
effettiva azione adiuvante che queste iniziative talvolta troppo
superficilmente e facilmente comprese sotto il
termine"umanitario", esercitano nella realtà su
queste genti bisognose. Su quanto esse siano capaci di non diventare
"l'esempio da emulare", di rimanere effettivamente
imparziali e non diventare discriminatorie, su quanto esse riescano
ad integrarsi con onestà e capacità intellettuali nelle
culture locali senza contaminarle colonizzandole, su quanto sia
effettivamente utile e significativo, non lo spirito delle
iniziative, quanto l'efficacia del modo programmatico scelto per
tentare di realizzarle e quindi sull'effettivo livello di
preparazione culturale e di pensiero, che dovrebbe essere altissimo e
rigorosamente selezionato, di coloro che sono scelti per adempiere
tali delicatissime funzioni: a mio modesto avviso e forse con una
piccola dose "terapeutica" di cinismo pratico nella
critica, la sensibilità e lo spirito samaritano, seppur
genericamente indispensabili, da soli non sono sufficienti! Un
intervento "a cuore aperto" non può essere
improvvisato da un per quanto motivato e bravo infermiere! Chiudo qui
la parentesi!
Il giorno
successivo mi sveglio clamorosamente alle 9,30! Il fuso ha fatti
ulteriori ritocchi al mio corollario ormonale, ma la cosa mi scoccia
un pò: bel modo di presentarsi! Rudy, sorridendo sfottente mi
domanda: "dormito bene?"," di là ci dovrebbe
essere ancora del caffè, poi vieni che ti aspettano...".
Con un pò di imbarazzo, bevo il caffè freddo e lo
raggiungo, mentre al mio arrivo mi indica ad una cinquantina di
persone, prevalentemente donne più o meno intabarrate a
seconda del credo, con bambini di ogni età ovunque: "puoi
dargli un'occhiata?", "è dalle 6 che
aspettano..."! "ma..,come..,non so...!" gli rispondo
in evidente imbarazzo, non essendo prevista una riesumazione delle
mie conoscenze clinico-mediche, ma Rudy senza batter ciglio mi fa:
"senti, finora quello che farai tu, l'ho fatto io! Sarai
comunque sempre meglio di me, no?" Così è che mi
metto in un'aula della scuola assieme a Sara che funge da interpetre
ed in un battibaleno sono le 14,30! Sono un pò sconvolto, ma
abbastanza sereno: tutto propio tutto non l'ho dimenticato e sono
riuscito a cavarmela decentemente.
Nei giorni
seguenti, in parte proseguo nell'assistere la gente bisognosa di
cure, in parte vado in giro con Alex per i villaggi e principalmente
negli altri centri umanitari, per cercare il luogo più idoneo
per il progetto per il quale sono partito: entro in contatto con
alcune persone straordinarie come Padre Marino R., un 74enne frate
Saveriano originario di Padova che vive da 50 anni in Bangladesh a
Mongla. Un uomo straordinariamente colto e sensibile che mi
radiografa per un'oretta prima di parlarmi seriamente. Mi colpisce
molto quando dice con forte accento veneto, senza alcuna provocazione
da parte mia: "per i primi 5 anni trascorsi tra questi villaggi,
ho preferito vivere a stretto contatto con la gente, lavorando con
loro, mangiando con loro, dormendo nelle loro capanne, ascoltandoli
ed imparando a conoscerli"! "In quegli anni, non ho fatto
nulla, assolutamente nulla che potesse inquinare senza volere la loro
cultura a me sconosciuta!", "E' stata una scelta difficile,
durissima ma che ha dati buoni frutti: in seguito, ho saputo come
fare a muovermi e ad aiutarli, senza provocare danni
irreversibili!". Marino, oggi è un cultore e traduttore
straordinario di Poeti e scrittori antichi e moderni Bengalesi!
Siamo d'accordo
Caro Padre Marino, assolutamente d'accordo!
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dedicata ai reportages di viaggio più significativi. |
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