IL TEOREMA DI TANTALO- Dhaka -- Le cataste dei bagagli in giacenza sono di dimensioni impressionanti, mai viste: attorno al tappeto mobile del volo K-611 proveniente da Dubai, una ressa indescrivibile. Tutti i viaggiatori sono irrazionalmente accalcati con eccessiva e disordinata impazienza negli esigui spazi sgombri dalle enormi cataste in attesa dell'inizio della giostra.Il dimesso aereoporto di Dhaka, dopo un rapido colpo d'occhio, mi ha immediatamente rivelato dove mi trovo.In verità già da Dubai, aeroporto traboccante di opulenza ed ostentazione di ricchezze, avevo percepito il fatto di essere su di una rotta del tutto particolare. Il flusso copioso dei turisti occidentali, man mano che procedevo verso il Gate 3, quello di imbarco per l'unico volo giornaliero con destinazione Dhaka, si era assottigliato sempre maggiormente diramandosi via via nei gates d'imbarco per le Maldive, per le Seychelles, per la Thailandia, fino a svanire del tutto: strana sensazione quella di recepire di essere per una volta "l'extracomunitario", l'unico occidentale del gruppo.I miei privilegiati compagni di viaggio, privilegiati per il fatto di potersi permettere un viaggio in aereo, considerando la mesta fama di povertà estrema che avvolge il loro paese, sono per lo più gente dall'apparenza molto semplice. Sono tutti stracarichi di pacchi e di borse dai quali fanno capolino frullatori, telefonini, inspiegabili trapunte di lana e quant'altro, tanto da farmi sorgere la domanda su come fossero riusciti a superare il rigorosissimo scanner prima dell'imbarco al quale mi era stato sequestrato perfino il taglia-unghie nuovo di pacca.Mi sento il piccolo/grande emulo degli amici scalatori di alte vette, quando piuttosto goffamente mi inerpico sulla montagna di bagagli imitando l'idea ad alcuni dei compagni di viaggio più attenti i quali avevano notata "a valle" una zona irragiungibile ancora libera dalla folla. Finalmente, la mia leggendaria "Roncato" in alluminio fa la sua apparizione da gran signora dei viaggi tra le altre valige e pacchi sul nastro trasportatore, stracolmo e tappezzato da una quantità di lattine ed indumenti d'ogni tipo provenienti da alcuni bagagli apertisi nella colluttazione violenta i cui "sbadabam-sbadabim" si percepiscono chiaramente al di là delle tende in gomma.La prelevo risollevato, mentre i propietari dei colli apertisi, sgambettano all'incontrario in piedi sul nastro in movimento nel tentativo di recuperare le loro cose!Superata senza controlli l'indaffaratissima barriera doganale, trascinando sull'improbabile moquette grigia, scolorita, lisa e sollevata ovunque dal passaggio di cavi elettrici, supero un cartello sul quale è scritto in Bangli ed Inglese: "Vietato fumare, sputare e bestemmiare", pena un'ammenda di 2000 Taka, pari a circa 45 Eu, una cifra folle per gli indigeni. Colui che mi precede, si sofferma a leggerlo non prima di aver scatarrato fragorosamente in un bel rosso acceso sull'invitante moquette: d'altro canto mi è già chiara questa normale consuetudine, dovuta in parte ad una "tradizione" araba ed in parte all'usanza diffusissima di masticare le foglie di "pan", che altro non sono che quelle di betel accartocciate a forma di cono, nel cui interno vi è contenuta una bacca prodotta da alcune palme dall'apparenza di noce moscata, tagliata a fettine sottilissime ed una parte di calce viva che durante la masticazione si attiva con la saliva ed a sua volta attiva la reazione fra le fettine di bacca e la foglia, attenuandone l'amaro e liberando sostanze anfetamino-simili che danno energia e mitigano la fame!Nel guadagnare l'uscita, l'impatto è contro un intenso ma non insopportabile caldo umido e contro un invece insopportabile fracasso provocato da centinaia di urla provenienti da altrettanti tassisti abbarbicati a più strati e livelli sulle alte cancellate che impediscono loro di accedere nel piazzale esterno dell'earostazione i cui ingressi sono piantonati da militari armati. Frastornato, cerco di orientarmi un pò invano, il jet-lag fa il suo lavoro e le mie endorfine sono in subbuglio: mi cerco un angolo fuori dal fiume di gente che si accalca in entrata ed uscita, mi siedo sullo spigolo della valigia e mi accendo una provvidenziale sigaretta.Mentre il tabacco placa piacevolmente l'astinenza forzata delle ore di volo, mi cade lo sguardo su uno degli ingressi: c'è uno che si sbraccia più degli altri, trattenuto dai militari, per farsi notare, è un'occidentale, ma si, è lui, è Alex, il mio amico parmigiano, colui che ha ispirato questo mio viaggio in Bangladesh!- Alex -Alex, è uno di quei ragazzi che riempiono il cuore di calore: ha l'età nella quale i suoi coetanei sono già abbondantemente assuefatti al comodo abbaglio dell'egoismo superficiale tipico della nostra cultura; egli invece si è divincolato dal sistema riuscendo a guardare oltre, recependo il mondo secondo una visuale molto più ampia degli altri, cogliendovi lo stato di disagio e sofferenza nel quale vive la stragrande maggioranza delle popolazioni.Egli vive in una comunità umanitaria da sei mesi, dislocata in un villaggio remoto, Chalna bazar, all'estremo sud-ovest del paese ai margini della grande foresta del Sundarbans e ad una sessantina di chilometri da Calcutta.Laggiù si occupa del recupero e dell'assistenza di un gruppo di 60 bambini strappati all'abbandono, alla denutrizione, alle malattie per noi più banali per loro il più delle volte ad esito infausto. Gli faccio segno con il braccio, egli si divincola dai militari i quali a loro volta mi notano e lo lasciano passare: un forte abbraccio caloroso, un abbraccio nostalgico, per percepire cose mancanti, un abbraccio virtuale con un mondo lontano molto di più di alcune migliaia di chilometri che qui non è arrivato e probabilmente non potrà mai arrivare. Un mondo latitante e sordo delle cui lusinghe, nonostante tutto, quaggiù si sente forte la mancanza! Usciamo circondati da centinaia di postulanti, sono per lo più guidatori di "riksho" che fanno a gara per accaparrarsi il "colpo" della giornata: due clienti occidentali!Molti di loro ci propongono disperatamente una tariffa "all inclusive" di pochi taka a prescindere dalla nostra destinazione: saliamo su di uno scelto a caso e ci dirigiamo verso il "domestic flights terminal" distante qualche centinaio di metri, per prendere il volo interno che ci porterà a Jessore.Non ho però tenuto conto del "delay" di 2 ore e mezzo, della partenza dell'aereo da Dubai! In effetti, sarei dovuto atterrare a Dhaka per le 9,15 a.m., ed invece è mezzogiorno: Alex, riavutosi dalle evocazioni nostalgiche del profumo di detersivo nostrano ancora percettibile sui miei indumenti nonostante le 20 ore di viaggio, mi riconduce repentinamente alla realtà locale dicendomi che i voli giornalieri della compagnia di bandiera Biman per Jessore sono limitati solo a quello delle 10,16 sicuramente perduto, ma che conviene comunque andare a controllare poichè da quelle parti, anche gli orari degli aerei sono molto spesso opinabili.L'aereo però è già partito: inutile il tentativo di recuperare il costo del biglietto, il funzionario seduto dietro la scrivania sgangherata nello squallido ufficio aereoportuale, ci spiega (fortuna che Alex se la cava bene con il Bangli, altrimenti avrei dovuto rivedere il mio inglese per adattarlo a quello che costui pretendeva di parlare...) che poichè il mio volo internazionale era gestito dalla Emirates, loro non possono riconoscermi il rimborso o lo spostamento.Esiste nel paese una compagnia privata di concorrenza, la GMG e tale compagnia disporrebbe di un volo verso le 17, però Alex mi dice che dopo i circa 40 minuti di volo, bisogna raggiungere Khulna con i mezzi locali quindi proseguire per Chalna con mezzi di fortuna per un totale di 8 ore di viaggio necessarie per coprire i circa 160 Km di percorso (!).Aggiunge quindi che è veramente molto pericoloso avventurarsi specialmente nell'ultima parte del tragitto che dovremmo percorrere con il buio, sia a causa di due guadi di altrettante diramazioni del Gange, sia per il concreto pericolo costituito dalle frequenti aggressioni notturne effettuate da gruppetti di rapinatori i quali mescolandosi ai passeggeri degli autobus di linea, ad un certo punto li rapinano sotto la minaccia delle armi, per dileguarsi poi nelle paludi adiacenti alla strada.Alex mi propone di trascorrere la notte a Dhaka per poi proseguire l'indomani mattina con l'aereo delle 10,16: condivido il suo parere senza riserve a prescindere dal rischio, anche perchè l'idea di sopportare ulteriori 8 ore di viaggio ed in condizioni molto disagiate, francamente non mi entusiasma affatto! Alex telefona quindi a Fabrizio, un amico triestino che vive da 10 anni in Bangladesh, persona eccezionale, chiedendogli di ospitarci per la notte: Fabrizio non c'è, è in ufficio, comunque sua moglie Pushpo, risponde che non ci sono problemi.A questo punto, ci "imbarchiamo" su di un taxi vero, dopo aver forzatamente persuaso il nostro pedalatore precedente rimasto fuori ad aspettarci anche per tutta la giornata e la notte seguente se lo avessimo voluto! Per puro caso l'auto è anzi deve essere stata un tempo, una Fiat Tipo, ridotta in condizioni estreme da un traffico massacrante, da strade terribili e da una presumibilmente assoluta mancanza di manutenzione. Dopo qualche centinaio di metri il tassista si arresta ad una spettrale pompa di benzina : la spia del carburante è rosso vivo! Per poter fare rifornimento, ci chiede un anticipo sulla cifra pattuita per il trasporto e mette nel serbatoio due litri di carburante.Alex mi spiega che è una consuetudine consolidata di tutti i tassisti del paese! Intanto ci tuffiamo nel pianeta Bangladesh: la strada che per circa 10 chilometri conduce dall'aereoporto al centro di Dhaka, è asfaltata, a doppie corsie con i lampioni di illuminazione al centro! E' stata appositamente costruita in occasione della visita di Clinton di un paio di anni fa!Le diramazioni secondarie sono sconnesse e prive di asfalto, mentre le abitazioni che la costeggiano sono tutte approssimative, anche le più recenti, costruite senza alcun gusto e senza alcuna cura per i particolari: sembrano case senz'anima, annerite da uno smog spaventoso che pervade l'aria di tutta la città che conta circa 12 milioni di abitanti. L'inquinamento è talmente elevato da essere ben visibile ad occhio nudo sotto forma di una foschia fumosa che si scorge in lontananza: il traffico che dovrebbe tenere la sinistra come in India è infernale, anarchia pura!Ovunque miriadi di riksho e di "baby taxi", le motocarrozzette della Piaggio che hanno invaso ed inquinato gravemente da anni il continente asiatico con il famoso due tempi "Vespa", più di qualsiasi altro mezzo meccanico inquinante; i baby taxi, nella sola Dhaka sono calcolati in 120.000 dei quali solo 12.000 ufficiali: gli altri sono un povero strumento di lavoro abusivo per coloro che di lavoro non potrebbero mai trovarne altrimenti!Ecco infatti che il governo Bengalese, dopo essersi risentito per l'annovero internazionale del paese tra quelli con l'aria più inquinata al mondo, ha pensato bene di risolvere tale problema ponendo al bando tutti i baby taxi a partire dal prossimo mese di Agosto, sbattendo nella disperazione assoluta senza un programma alternativo, circa 100.000 famiglie! Esempio da non imitare di grande efficientismo sociale!La visuale ben presto si espande: ai lati del percorso e poi anche più lontano, canali e pozze di acqua putrida, in alcuni tratti il terreno emergente ha l'aspetto di una spugna impregnata d'acqua. Avvicinandoci al centro uno dei tanti rami secondari del Gange, attraversa sinuosamente la città costeggiato da miriadi di baracche abitate da Parhia (gli intoccabili), disperatamente stipate a tal punto da costringere coloro che cercano nuovo spazio a costruirne alcune centinaia su palafitte rudimentali nelle zone limacciose delle sponde, finchè la prossima piena non costringerà gli eventuali sopravissuti a riproporsi il problema.Rarissimi i semafori rispettati: lo sono soltanto solo quelli controllati da eleganti poliziotti in pantaloni kaki e camicia di un bellissimo color blu-cielo i quali assieme alla rivoltella d'ordinanza nel cinturone bianco, hanno in dotazione un robusto e lungo bastone di bambù, con il quale "educano" in modo drastico al traffico, i pedalatori dei riksho ed i pedoni indisciplinati, abbattendo sulle loro gambe e schiene violenti e suppongo dolorosissimi fendenti da zoppia prolungata! Una forma originale di istruzione pratica!Ad ognuno di questi semafori, schiere di mendicanti per lo più storpi dalle malformazioni mai viste, neppure in India dove il famoso "busto sul carrettino" mi aveva profondamente scosso! Molti di loro sono organizzati con professionalità , specialmente i non vedenti che hanno tutti degli accompagnatori i quali li esibiscono tenendoli per mano e chiedendo per loro conto l'elemosina. Sommersi letteralmente da costoro non appena ci individuano come occidentali, mi colpisce e mozza il respiro l'apparire inatteso al mio finestrino del viso sudicio e bellissimo di una ragazza molto giovane che implora aiuto: è di una bellezza sconvolgente! Al diventare verde del semaforo la macchina riparte e voltatomi la vedo arrancare a quattro zampe, annaspa grottescamente come un animale dagli arti contorti e deformi come tronchi di vite, per non essere investita! Ho ancora stampata nella mente l'immagine della straordinaria bellezza del volto di quella sventurata.- Fabrizio e Pushpo -Entrati nel centro, raggiungiamo il quartiere dove risiede Fabrizio con la sua famiglia: è il quartiere residenziale delle caste dei militari, la seconda casta per importanza dopo quella dei brahmini. L'ingresso è pattugliato in permanenza da militari armati che controllano coloro che entrano e dove sono diretti.L'appartamento è sobriamente decoroso, è situato all'ultimo piano di una palazzina abbastanza recente vittima anch'essa dell'approssimazione, della mancanza di gusto, di fantasia e della cura del particolare: gli infissi sono modesti, imprecisi e di modesta fattura, i rivestimenti del pavimento di mattonelle di "marmiglia" grigia, quelle per intenderci di gran moda nelle scuole ed edifici pubblici da noi 40 anni fa, le pareti imbiancate a calce.Nella casa però, tutto risplende ugualmente, illuminato dalla luce riflessa dagli occhi e dal sorriso bellissimo e dolce di Pushpo, la moglie Bengalese di Fabrizio! Sono accolto come un vecchio amico, con la naturalezza e spontaneità di colei che non è avvezza ai cerimoniali superflui: mi sento immediatamente a mio agio! La consuetudine alla solidarietà qui è palpabile in ogni gesto, in ogni sguardo, in ogni parola!Fabrizio è in ufficio, rientra più tardi verso le 14 assieme ai loro due bellissimi e vivaci bambini, uno di 7 l'altra di 4 anni, che frequentano la scuola inglese di Dhaka. Quando li sento arrivare, sento l'appartamento rivitalizzarsi ulteriormente così come avviene in qualunque casa del mondo dove la serenità, la fortuna e l'intelligenza sono in grado di reagire consapevolmente al brio ed alla spensierata felicità che soltanto la presenza di bambini sani e felici sa dare.Lo strappo è forte, violento, qualcosa di grosso si spezza all'improvviso dentro di me! Mi ritorna per un attimo alla mente il mondo che è fuori, là, soltanto a pochi metri da noi, gli occhi disperati di quella bellissima ragazza storpia! Un terribile e brutale rigurgito di consapevolezza! Sono assalito da un forte e rabbioso senso di colpa, la colpa di cui è responsabile in gran parte la nostra cultura dell'indifferenza della quale anch'io faccio parte!Mi sforzo di apparire cordiale, ma non ci riesco! La percezione dell'ingiustizia è troppo marcata per far finta di niente! Pushpo mi osserva con discrezione, sembra quasi che abbia letto negli occhi la mia tristezza e che abbia compreso il mio stato d'animo! Leggo nei suoi un senso di forte e serena determinazione! Mi offre dell'acqua, del caffè italiano, vorrebbe offrirmi il mondo intero credo, pur di cancellare quello sguardo dai miei occhi!I bimbi che hanno accolta con gioia la novità di avere un nuovo ospite per casa, corrono incontro a Fabrizio festosi: è un uomo di una quarantina d'anni, di statura media, asciutto, dallo sguardo aperto, franco e deciso. Mi sorprende la sua forte somiglianza con l'attore Al Pacino, stesso sorriso, modo di muoversi e di parlare, veramente straordinaria!Nella sua casa, non si percepisce la presenza di un "capo", ma lui "è" il capo: la sua personalità per quanto tenuta a freno da una modestia eccezionale, trasuda potenziale e forza morale! Originario di Trieste, dove faceva il pasticcere, circa 15 anni fa colto da una forte crisi interiore, decise di abbandonare tutto e prendere i voti nell'ordine dei frati Saveriani e, tramite loro, giunse in Bangladesh come missionario!Dopo 5 o 6 anni di questa scelta di vita, decise di uscirne forse percependo le limitazioni che tale "appartenenza ad una squadra" dal colore ben preciso, poneva inevitabilmente ad una sua reale integrazione con la cultura e la realtà bengalese, fattore questo essenziale per poter sperare in un reale apporto personale di aiuto e rieducazione nel rispetto dell'integrità culturale di un popolo. Proseguì comunque da laico con il suo impegno nel campo umanitario dedicando a ciò tutte le sue energie, fino ad entrare a far parte di una seria Organizzazione non Governativa (ONG) della quale oggi è il responsabile numero uno per tutto il Bangladesh.E' superfluo sottolineare ancora la grande umanità che traspare in ogni manifestazione della sua personalità: è un uomo al quale non ho mai nemmeno una volta sentito dire "io ho detto.., io ho fatto.., io sono il..", pur avendone tutto il diritto e l'autorevolezza per farlo! Fabrizio che ha ascoltata con estremo interesse l'esposizione del mio programma, mi ha fornite con chiarezza le dritte per iniziare a muovermi in modo profiquo e concreto in un paese così percettibilmente difficile da accostare e di difficile comprensione, nel quale è molto facile perdersi dietro gli inevitabili potentati occidentali spesso in assurda competizione fra loro, che spesso altro non sono che il frutto di un malcelato espansionismo colonialista-pseudointellettuale cieco e becero senza rispetto alcuno per la cultura, le realtà e l'antefatto storico-politico locale: chi vuol capirmi sa perfettamente a chi ed a cosa mi riferisco senza costringermi a scendere nei particolari!Mi porta in giro con il suo pulmino Toyota "rigenerato" per Dhaka, (qui un fuoristrada nuovo come ad esempio un Toyota "Land Cruiser" costa oltre 150.000 Eu, a causa delle tasse di importazione pari al 300%) facendomi notare senza inutile enfasi le condizioni di vita, le contraddizioni, le assurdità, le speranze di una popolazione così devastata e posseduta da una situazione ambientale di fondo tanto drammatica e dandomi prova di una guida da brividi disinvolta e sicura: due ore trascorse in giro con lui, equivalgono ad anni di studi e documentazioni, egli mi mette a disposizione ogni sua cosa, ogni sua esperienza, ogni suo parere e consiglio!Nasce un forte e spontaneo legame fra noi, un'amicizia saldamente strutturata da una base di sentimenti in comune e cementata dalle mie esperienze personali di vita e dalla sua formidabile e serena forza d'animo. Resettato durante il sonno notturno il mio orologio ormonale circadiano, il mattino seguente Fabrizio ci accompagna all'aereoporto, dopo aver persa più di un'ora dietro suo suggerimento presso l'ufficio semideserto della Emirates per confermare il mio volo di ritorno, cosa che non avrei di sicuro più potuta fare in seguito una volta raggiunta la remota Chalna.- In viaggio per Chalna Bazar -L'aereo è un turboelica ed è stipato di gente: la hostess in grave conflitto fra la sua divisa vezzosa color pervinca ed il velo musulmano che non c'entra nulla con il resto, dopo il decollo ci porge "fino ad esaurimento scorte" un vassoio con lattine di bibite e caramelle. L'essere a metà corridoio ci esime dal restare a bocca asciutta come spetta purtroppo ai passeggeri verso il fondo dell'aereo! I telefonini, ampiamente rappresentati anche quaggiù, squillano regolarmente senza che alcuno se ne preoccupi, mentre un passeggero seduto vicino al portellone dell'uscita di emergenza si lamenta per uno spiffero gelido che filtra attraverso le guarnizioni al quale la "hostess ibrida" rimedia prontamente forzandoci dentro un tovagliolino di carta (!). Mi sforzo per allontanare dal mio pensiero il dove, il come, ed il se viene effettuata la manutenzione di quegli aerei, restando fortemente aggrappato al mio consueto fatalismo: dal finestrino posso osservare ed individuare meglio le caratteristiche fisiche del territorio, ovunque più o meno sommerso dalle acque. Sorvoliamo numerose delle diramazioni del Gange, mentre a tratti il sole si riflette negli squadrati profili delle risaie e degli acquitrini trasformandoli in specchi giganteschi con un bellissimo effetto di luci. Le chiazze di vegetazione, sono verdissime ma rare e le zone abitate danno con evidenza l'impressione di essere contese alla prepotenza del grande fiume grigio sacro agli Hindu. Atterriamo fra mille sobbalzi sulla sconnessa pista dell'aereoporto di Jessore, la seconda città del paese, quasi tutti gli sportelli degli alloggiamenti bagaglio si aprono all'unisono non appena tocchiamo il suolo: tiro un sospiro di sollievo e mi accingo ad uscire dall'aereo, mentre Alex mi raccomanda di non fotografare o riprendere, poichè l'aereoporto è parzialmente militare, quindi protetto da segretazione; con questo pretesto hanno sequestrata la mai più restituita macchina fotografica ad un suo amico (non il rullino come avviene normalmente) il mese precedente!Per evitare rischi, chiudo ermeticamente il bauletto con il lucchetto prima di scendere sulla pista! In effetti, accanto alla pista di rullaggio, vi sono allineati ordinatamente i "caccia" dell'aereonautica Bengalese, solo che si tratta di obsoleti monomotore stellati ad elica, per intenderci meglio del tipo "spitfire" inglesi di felice memoria, risalenti alla seconda guerra mondiale! Comprendo e ne condivido i motivi del segreto!Dopo un quanto meno assurdo controllo doganale (in uscita da un volo nazionale???), che mi costringe ad esibire minuziosamente ogni contenuto del mio bagaglio davanti ad un piccolo assembramento di funzionari pervenuti da tutto il terminal per la circostanza, in realtà più curiosi che ligi al loro dovere, prendiamo posto sull'autobus di linea con destinazione Khulna, non prima di aver finto di fotografarli tutti in gruppo: da queste parti è una vera e propria fissazione quella di essere fotografati!Riesco in qualche modo ad incastrarmi nel mio posto, talmente angusto da costringermi a stare accoccolato con i piedi sul sedile in posizione "defecatoria", quindi finalmente partiamo!Gli uomini occupano un lato della fila di posti, le donne l'altro. Vedo che non sono l'unico a stare accovacciato anzichè seduto sul sedile, anzi direi che la maggioranza dei passeggeri ha assunta la stessa posizione: una iniziale intuizione ed integrazione culturale la mia, suppongo sorridendomi! Man mano che l'autobus percorre i chilometri mancanti per Khulna, esso effettua fermate intermedie per raccogliere altri passeggeri adunati con un rudimentale megafono dall'autista: sicchè progressivamente, dapprima si riempiono i pochi posti a sedere rimasti all'interno, poi il corridoio, fino all'inverosimile, poi il bagagliaio sul tetto. Nessuna donna invece sale più dopo la partenza dal capolinea: non è consentito loro lo stare in piedi in mezzo agli uomini a causa suppongo degli inevitabili "puntelli ed appoggi" o più, che si verificherebbero certamente nella calca. Se qualcuno starnutisse esploderebbe l'autobus! L'odore di umano è notevole, specialmente quello del mio vicino in piedi che si regge al tientibene scoprendomi l'ascella a tre millimetri dal naso e con il quale potremmo avere un rapporto sessuale senza doverci spostare di un millimetro. E' una fortuna il fatto che ciò non accada veramente! - il Battitore - L'equipaggio è costituito dall'autista e dal "battitore": mentre l'autista, di evidente buonumore, anche perchè ha la bocca rossa fuoco per il "pan" che mastica continuamente, poco dopo la partenza comincia ad intonare un vasto repertorio di canti bengalesi, il "battitore", attento, esplica la sua funzione che è quella di restare in piedi sul predellino della portiera che è stata proprio rimossa del tutto, e sporgendosi pericolosamente urlare nelle orecchie di coloro che percorrono la strada a piedi o con altri mezzi più o meno ciclistici frasi fatte del tipo, "spoostati", " e allora! ti sposti o no!", "bada che ti prendiamo sotto", "Che ti venga un colero"! (traduzione libera di Alex). Ciò naturalmente, nonostante il clackson perennemente inserito, al quale però nessuno da più soverchia importanza visto che tutti lo suonano in permanenza: una sorta di fono-allarme-assuefazione . Una volta che il lato della strada è libero e ciò accade sempre all'ultimo istante proprio quando l'impatto e la catastrofe sembrano inevitabili, egli batte due volte il palmo della mano sulla lamiera dell'autobus segnalando il via libera all'autista che non ha alcuna possibilità di guardare sui lati a causa del sovraffollamento in cabina ed inoltre è concentrato a zigzagare oltre che tra i viandanti, tra mandrie di bestiame, cani, capre e buche enormi sulla strada praticamente monocorsia. Il paesaggio è molto verde in questo tratto tra Jessore e Khulna, attraversiamo aree coltivate a risaie, alcune delle quali già alte quindi di un verde folto, intenso e brillante, interrotto dai colori gialli, rossi, azzurri degli abiti delle donne che vi lavorano stando ricurve ed aree ad ortaggi che sono bellissimi ed arricchiscono provvidenzialmente di colore ,assieme ai frutti, i grigi e squallidi bazar nelle città e nei villaggi. Attraversiamo una miriade di piccoli insediamenti, tutti sempre ed ulteriormente più poveri, costellati da misere capanne con il tetto di paglia di riso e iuta retti da pali su basamenti di fango secco. Ovunque è evidente lo stato-limite in cui questa gente sopravvive: bambini luridi che sguazzano nei luridi pukur, vacche scheletrite (che quaggiù sono piccolissime, poco più alte e grosse di grosse capre), cani rosa perchè devastati dalla scabbia. Gli scoli dei liquami scorrono a cielo aperto invadendo sovente la strada, o confluendo nei pukur stessi da cui viene attinta l'acqua da bere e per cuocere i cibi, ma, al contrario che in India, dove l'odore mefitico ed acre di putridume ristagna intensamente nell'aria quasi ovunque in modo molto spesso insopportabile, qui stranamente non si percepisce più di un tanto e non riesco a spiegarmene il perchè, visto che le condizioni ambientali sono simili. Sul tetto dell'autobus, intanto, scorgo dall'ombra che viene proiettata sul terreno, che i passeggeri appollaiati eseguono permanentemente una specie di danza ritmica, abbassandosi tempestivamente all'unisono al passaggio sotto i frequenti filari di alberi che costeggiano per chilometri la strada. Preferisco non pensare agli effetti che una frenata brusca potrebbe provocare a costoro! Appare il Gange in un suo ramo molto grande, è sulla nostra sinistra, scorre in apparenza lentissimo e grigio nell'attuale fase di bassa marea che lascia scoperte per diverse diecine di metri le sponde limacciose, sulle quali i pescatori di gamberetti si muovono a fatica sprofondandovi fino alle ginocchia: la pesca è l'unica risorsa per la quasi totalità di coloro che abitano queste zone, quella dei gamberetti la più diffusa. Le gamberiere, sono reti apposite fatte a forma di cono di colore prevalentemente azzurro, che vengono stese perpendicolarmente alla riva e gonfiate dalla direzione della corrente che varia più volte nel corso della giornata a seconda del flusso di marea. Hanno la base alta il necessario affinchè possa adagiarsi sul fondo ed emergere a pelo d'acqua e larga quattro-cinque metri e l'apice, distante dalla base sette-otto metri, nella cui strettoia si imprigionano i gamberi sospinti dalla corrente, serrato da una fune sciogliendo la quale la rete dopo averla salpata si apre permettendone la raccolta. - Khulna - Giungiamo a Khulna, terza città del paese, circa 2 milioni di abitanti, nella quale il termine asfalto non è ancora stato introdotto. Un grande agglomerato polveroso e fumoso di abitazioni come sempre squallide ed approssimative pullulante di riksho e baby taxi. Per proseguire dobbiamo cambiare autobus, lasciamo una folla di curiosi attoniti radunatasi attorno a noi, per riformarne un altra al terminal dell' autobus successivo che raggiungiamo in riksho; lungo tutta la strada sono ammucchiati cumuli di neri e nauseabondi reliquati fecali solidi ogni 20 - 30 metri: è giorno di pulizia dei canali fognari che costeggiano la strada ed alcune squadre di "intoccabili", ai quali sono riservati questi tipi di lavoro, con le gambe immerse nella morchia fetida fino alle ginocchia ed a mani nude svuotano le latrine sotto il sole cocente, poco distante, cani, minivacche ed un cospiquo numero di miserabili, si contendono il diritto di rovistare in un mucchio di rifiuti alla ricerca di cibo, sono circa le tre del pomeriggio ed il caldo umido è notevole: Alex ed io siamo due maschere di polvere attaccata al sudore. Sull'autobus successivo, si ripete tale e quale la situazione di quello precedente, soltanto l'autobus cambia se è possibile in peggio. Uscendo da Khulna e dallo sciame di gente che affolla la strada, Alex mi indica una località che si chiama "angolo delle mille gole": qui, durante l'ultima guerra per l'indipendenza dal Pakistan (termine questo oggi assolutamente bandito ed impronunciabile in questo paese), i guerriglieri bengalesi ammucchiarono le migliaia di teste amputate dal corpo di migliaia di pakistani uccisi nel sanguinoso e feroce scontro finale che fu proprio qui a Khulna, città nota per l'aggressività e la violenza: una specie di Kandahar bengalese! La strada sempre più stretta, affollata e sconnessa, si snoda su quello che in pratica è l'argine del Gange che ci seguirà fino all'arrivo a Chalna per poi proseguire sempre maggiormente dilagante e quindi riversarsi nel golfo del Bengala ad una cinquantina di chilometri più a sud dopo aver superate legrandi foreste delle Sundarbans. Giunti ad un certo punto, l'autobus monta su di una piattaforma a motore che ci traghetta sulla sponda di quella che è una gigantesca isola, compresa fra due grandi rami del fiume: sulla piattaforma alcune diecine di bambini vendono cetrioli sbucciati risciacquati nelle putride acque del fiume e manipolati da mani luride, dei quali soltanto pochi possono concedersi il lusso. Attraversiamo fino all'altra sponda l'isola percorrendo 6 o 7 chilometri ed attraversando ancora villaggi sempre più poveri e remoti fino al successivo guado al di là del quale finalmente a 5, 6 chilometri si trova Chalna. L'ultima ondata di piena avvenuta qualche mese fa che ha ucciso qualche migliaio di indigeni nel sonno, ha strappato il pontile di attracco della piattaforma-traghetto che è ancorata alla riva inutilizzabile, per cui bisogna traghettare dall'altro lato attraversando i circa 500 metri di fiume sulle fatiscenti piroghe dalla forma molto simile a quella delle gondole veneziane dei pescatori locali, ben lieti di guadagnare qualche taka sicuro effettuando questo, non è dato sapere per quanto, temporaneo servizio. Questa volta faccio molta più fatica a rifugiarmi nel mio fatalismo, poichè il rischio di finire nelle acque torbide ed infette del Gange, è veramente molto concreto ed Alex mi ha appena detto in assoluta buona fede che esse sono infestate da squali voracissimi, risaliti fin qui ed oltre dalle foci, pertanto è consigliabile non sciabordare le mani nell'acqua! Non avendo altra scelta, salgo, anzi scendo scivolando sul limo della riva scoscesa, sulla piroga lunga 5 o 6 metri che ha un pianale di bambù all'altezza delle murate per consentire un carico maggiore, ma che, alzando notevolmente il baricentro dell'imbarcazione la cui chiglia è perfettamente rotonda, ogni volta che uno dei numerosi passeggeri si muove appena, rolla paurosamente minacciando di rovesciarsi: la situazione è veramente a rischio elevatissimo e la consapevolezza di ciò mi costringe ad una concentrazione altrettanto elevata sull'evolversi degli eventi; Alex invece è molto tranquillo essendosi abituato come tutti i locali a quella situazione, quindi non percependone più il pericolo concreto effettivo! Con il fiato sospeso ed il battito cardiaco a 2000, raggiungiamo e superiamo la metà dell'enorme massa d'acqua quando, mentre la sponda opposta si avvicina con lentezza drammatica, ad una ventina di metri da noi, emergono minacciose per riscomparire quasi subito le pinne triangolari dorsali e caudali di due "bestioni" dal dorso nero che ad occhio e croce saranno stati lunghi 3-4 metri! "Li hai visti?" mi grida Alex, "hai visti gli squali?", "sei riuscito a riprenderli?", ma io sono impietrito ed impegnatissimo a non muovere un solo muscolo per evitare ondeggiamenti alla barca, stramaledicendo quelli che invece lo fanno, facendoci rischiare di diventare un succulento (perlomeno io...) banchetto per gli squali, altro che riprese! Se Dio vuole, raggiungiamo l'altra sponda sulla quale mi precipito con una sensazione di grande sollievo, anche quando, dimenticandomi del fango, scivolo rovinosamente, trasformando me, lo zainetto una volta rosso ed il bauletto fotografico in un "black & white" dallo stacco netto e maleodorante, tra l'ilarità dei miei compagni d'avventura! Non importa! Per oggi la mia pelle è integra e salva, il suo colore accessorio, oltretutto ben recuperabile all'originale, costituisce un dettaglio insignificante! Alle 18, vale a dire 9 ore dopo la partenza da Dhaka, giungiamo alle porte di Chalna Bazar, il sole si accinge a tramontare: abbiamo percorsi circa 600 chilometri dei quali 420 in aereo in 40 minuti, viaggetto discreto! continuatop |
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