RACCONTO
TROPICALE.
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Francisco è un omone, grande e grosso dal profondo timbro di
voce. E' scuro di carnagione, di capelli e di baffoni, con i
lineamenti del volto creoli induriti da una vita avventurosa; la
prima volta che lo incontrai mi sorprese per la inaspettata
raffinatezza del suo modo di parlare e gesticolare.
Guardai
l'orologio, erano le 10 di sera, già molto tardi per una
notte immersa nel mezzo della jungla tropicale: faceva caldo come al
solito ma dal Rio Aguijtas già cominciava ad affluire
quell'arietta, rinfrescata dal profondo della Jungla, che ogni notte
ci consentiva di dormire coperti dal lenzuolo.
Dal
folto, buio e rumoroso, giungeva il suono magico dei mille rituali
che al calar del sole, quotidianamente, iniziano e finiscono
all'alba, quando la luce segna la tregua tra prede e predatori.
Un'uccello notturno lanciava il suo grido impertinente molto simile a
quello del cokaboorra: "cocococacacacucucucacacaaaaaa" e
qualche insonne "mono congo" o scimmia urlatrice, tentava
di farlo desistere dal continuare, lanciandogli veri e propri ruggiti
che pian piano si andarono perdendo sempre più lontano tra gli
alberi secolari: alla fine era stata costretta al trasloco!
Bill,
il canadese, proprietario del lodge, unico riferimento notturno
distante 5 km di camminata lungo la riva dell'oceano dal mio alloggio
solitario ed al quale mi recavo ogni tanto al tramonto per bere
qualche birra e scambiare quattro chiacchiere, attraversava un brutto
momento, era in piena "overdose" tropicale: lui aveva
girato per tutta la vita tutti i mari del mondo con la sua barca,
vivendo di "Charter" e di "trasporti" vari ma
stanco di errare per gli oceani, otto anni prima aveva venduto il suo
"Ketch" da 500.000 dollari, il "Mauna Kea", ed
aveva costruito il lodge nella Jungla da turisti nordamericani
facoltosi, alla ricerca di "comfortable-adventures" in puro
stile bostoniano! Egli aveva creduto di poter atterrare lì per
sempre, in modo facile e definitivo, ma la sua natura di uomo
assetato di avventure era prepotentemente riaffiorata costringendolo
ad un conflitto tremendo con la sua vera identità!
Francisco
era stato a lungo il proprietario di un alberghetto, situato su di
una delle semideserte isolette nel Pacifico di fronte al Panama fuori
dalle rotte del turismo "tradizionale": sovente ci
raccontava dei gruppetti di gente che approdavano all'isola
prevalentemente per fare dei "diving tours" avventurosi
sulle secche lì attorno, secche fantastiche, ricchissime di
flora e di fauna di ogni tipo e dimensione e praticamente quasi inesplorate.
D'altronde
quella è la latitudine del "quadrilatero d'oro" per
gli esperti appassionati un pò tanto "offroad", anzi
"offwater": Isla de Cocos, Galapagos , Isla del Cano ed
isole Colombiane! Volle raccontarci di una esperienza da brividi,
occorsa ad un gruppetto di subacquei italiani, credo romani, che si
erano fermati nel suo hotel: un giorno li aveva portati con la barca,
presso un' isoletta disabitata ad un paio di miglia di distanza, dove
i pescatori locali dicevano di aver visti spesso molti
"diablos" (le mante) di enormi dimensioni e grossi
"tiburones malos" (gli squali dello Zambesi o squali toro)!
La
barca aveva ormeggiato su di una secca a circa 500 metri dall'isola
e mentre gli uomini si erano immersi, le due donne del gruppo avevano
deciso di fare una nuotata lì intorno nelle acque caldissime.
Una
delle due, disse all'altra che aveva deciso di risalire a bordo, che
voleva raggiungere l'isola per dare un'occhiata e si spinse a nuoto
verso di essa: a circa un centinaio di metri dalla riva, notò
che c'era un branco di cani di taglia differente che sembrava
aspettarla sul bagnasciuga abbaiando furiosamente! La novità
inaspettata, la costrinse a cambiare programma, si avvicinò
ancora un pò di più per vedere se con i cani c'era
qualcuno, ma poi decise che era meglio rientrare a sua volta, quindi
volse le spalle e riprese a nuotare verso la barca distante tre o
quattrocento metri.
Alle
sue spalle, sentì che alcuni dei cani si erano tuffati in
acqua e volgendo lo sguardo vide che nuotavano svelti verso di lei!
Spaventata,
tentò di richiamare l'attenzione della barca appoggio
gridando ed agitando le braccia fuori dall'acqua, ma la
"salsa" a tutto volume e l'attenzione dell'equipaggio per
le casse di "cerveza bien fria", fecero sì che
nessuno se ne accorgesse! Pur nuotando a ritmo sostenuto, ben presto
si sentì raggiunta da uno dei cani, il più forte ed
ostinato, mentre gli altri erano tornati indietro sull'isola, in un
baleno si rese conto di quanto stava per accaderle: i cani,
abbandonati lì da qualcuno, si erano riprodotti allo stato
selvatico ed avevano costituito un branco perennemente alla ricerca
di cibo!
Probabilmente
riuscivano a sopravvivere catturando degli uccelli o nutrendosi di
uova di tartaruga o di tartarughe appena nate e di quant'altro
riuscivano a procacciarsi con enorme difficoltà, Lei quindi,
in quel momento, rappresentava per loro "il cibo", la carne
fresca tanto disperatamente ricercata invano di giorno e di notte!
Il
cane la raggiunse e le azzannò subito la spalla tentando di
spingerla sott'acqua per annegarla, lei cercò di reagire
voltandosi per colpirlo e lo colpì più volte , ma lui
la azzannò nuovamente sul seno lacerandoglielo profondamente e
provocando una grave emorragia, ed una emorragia in un mare che
pullula di squali, non è una complicazione da niente! Stava
ormai per perdere i sensi e soccombere, quando sentì le voci
di quelli della barca, i quali accortisi finalmente del dramma che si
stava compiendo, si erano precipitati verso di lei per soccorrerla!
Nel frattempo anche i subacquei erano per fortuna già stati
recuperati, quindi la trassero a bordo in un lago di sangue, mentre
il cane ritornava verso l'isola nuotando contrariato!
Via
radio, Francisco avvisò il personale dell'Hotel, che richiese
un elicottero d'urgenza: quando approdarono sull'isola di partenza,
la donna era priva di conoscenza, la caricarono sull'elicottero che
giunse dopo poco,e la trasportarono all'Ospedale di Panama City! Il
Chirurgo che la soccorse, disse ai compagni della ragazza, che pur se
gravissima si sarebbe salvata, ma che al momento dell'arrivo aveva
ancora sangue sufficiente per appena una diecina di minuti di vita!
Si
salvò! I suoi compagni alcuni giorni dopo, vollero ritornare
con Francisco sull'Isola dei cani, questa volta armati di carabine,
ed in un paio d'ore ne abbatterono più di trenta!
Un
brivido freddo mi corse lungo la schiena, ma non era il refolino
proveniente dal Rio Aguijtas!
Finì
di bere la mia "Imperial" ormai calda, salutai un pò
sconvolto e mi avviai verso il mio alloggio, lungo il sentiero che
gli Indios locali dicevano essere la antichissima strada degli Inca,
poichè era da sempre l'unico percorso possibile, costeggiando
l'oceano, per passare da lì evitando le intricatatissime
colline ricoperte dalla vegetazione pluviale della Peninsula de Osa!
Avevo
sul capo la lampada da speleologo, compagna da anni di tutte le mie
escursioni notturne, quando ad un certo punto, percepì un
calpestio di rami dal folto della foresta: voltai il capo in quella
direzione ed illuminai due punti fiammeggianti nell'oscurità
totale! Trasalì, il recente racconto di Francisco, aveva
lasciate in me sensazioni violente, quindi ero molto reattivo e
suggestionabile: restando immobile, raccolsi un ramo e lo sbattei
più volte per terra senza fiatare!
Il
gatto selvatico, terrorizzato sia dalla luce posta ad un'altezza
titanica che dal rumore secco ed improvviso, schizzò via come
un lampo attraversando il fascio di luce! Resettati i manometri della
pressione soffiando ripetutamente l'aria fuori dai polmoni, mi rimisi
in marcia.
La
luna sorgeva tardi quella sera e faceva capolino tra le bianche e
gonfie nuvole di calore, la baia di Aguijtas si colorava di bianco
argento e le rocce vulcaniche degli scogli lasciati liberi dalle onde
dalla marea calante apparivano nere come carbone, mentre l'oceano
Pacifico, si sdraiava mugghiando potente sulla battigia con un tonfo
cupo e profondo:
Magia
di momenti che vincono inesorabilmente ed immediatamente su
qualunque altra sensazione.
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